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Economia
Al via a fatica il fondo di solidarietà. Piccole imprese ancora escluse

di Piero Righetti

Dopo una serie continua di rinvii e con notevole ritardo sui tempi previsti dalla legge n. 92 del 28 giugno 2012 (1° gennaio 2014), sulla Gazzetta Ufficiale del 6 giugno u.s. è stato pubblicato il decreto interministeriale (Lavoro ed Economia) che "istituisce presso l'Inps" il Fondo residuale di solidarietà per le aziende (e i relativi dipendenti) che non hanno titolo a fruire della Cig ordinaria e straordinaria e che non rientrano in nessuno dei Fondi di solidarietà bilaterali istituiti, sulla base di accordi tra le parti sociali, per specifiche categorie produttive escluse dalla normativa sulla cassa integrazione.

Il decreto interministeriale di cui stiamo parlando (a dimostrazione della lentezza del suo iter di approvazione) è stato firmato il 7 febbraio 2014 e, dopo oltre 4 mesi, non è ancora concretamente operativo. Manca infatti la nomina del Comitato Amministratore e mancano i criteri attuativi che deve indicare l'Inps (entro 30 giorni dall'entrata in vigore del decreto in questione) per l'individuazione delle aziende che rientrano nel Fondo residuale e che quindi devono pagare la relativa contribuzione.

Va sottolineato inoltre che rimangono comunque esclusi dal Fondo, e quindi senza la tutela Cig, tutti i lavoratori delle aziende che occupano mediamente meno di 15 dipendenti nonché i dirigenti, qualsiasi sia la dimensione dell'azienda presso cui svolgono la loro attività.

Il Fondo è amministrato da un Comitato composto di 5 esperti designati dalle organizzazioni datoriali, 5 esperti designati dai sindacati, 1 dirigente del Ministero del Lavoro e 1 Dirigente del Ministero dell'Economia, più il Direttore generale Inps (o un suo delegato) che però ha solo voto consultivo e non deliberativo.

Come detto non rientrano nel Fondo residuale tutte le categorie produttive che hanno già costituito un proprio Fondo di solidarietà (banche di credito ordinario e cooperativo, Poste, società datoriali e di assicurazione, società di trasporto pubblico locale, società artigiane, settore volo e settore marittimo).

La situazione però è ancora aperta: tutti i settori e sottosettori produttivi che non hanno ancora un proprio Fondo e che quindi devono rientrare in quello residuale, possono però anche in futuro istituire un proprio Fondo di Solidarietà in quanto non ci sono più termini per queste nuove costituzioni, purché in linea con i princìpi a suo tempo stabiliti dalla legge n. 92/2012.

Attenzione però: la differenza tra i Fondi di categoria e quello residuale sono molto rilevanti. Mentre infatti il Fondo residuale garantisce ai lavoratori che vi rientrano soltanto un trattamento di cassa integrazione per un massimo di 3 mesi, prorogabili a 9 in un biennio, i Fondi di categoria assicurano ben altre prestazioni: interventi formativi, indennità integrativa dell'Aspi e della Cig, e, soprattutto, veri e propri pensionamenti anticipati fino ad un massimo di 5 anni.

La legge n. 92/2012 - la famosa Riforma Fornero - si proponeva espressamente di assicurare a tutti i lavoratori un "trattamento universalistico" ed omogeneo di cassa integrazione. Come abbiamo detto, invece, ne restano esclusi tutti i dipendenti delle aziende con meno di 15 lavoratori, con il rischio sempre più certo di non aver più titolo, dall'1.01.2017, nemmeno ai vari trattamenti in deroga attualmente previsti.

Mi auguro che il disegno di legge delega per la riforma degli ammortizzatori sociali - che sta iniziando il suo iter approvativo da parte del Parlamento - riesca a sanare questa ingiusta esclusione che rappresenta, a mio avviso, una vera e propria illegittimità costituzionale per disparità di trattamento.

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