Non ci voleva per il povero Hollande. Un dato che contribuirà ad alimentare il malumore nei confronti del principale inquilino dell'Eliseo, già ai minimi della sua popolarità da quando è diventato presidente della Francia. Oltralpe, il tasso di disoccupazione è salito al 10,9% nel terzo trimestre, il massimo da oltre 16 anni a questa parte.

Un numero rivelato rivelato dall'Insee, l'istituto nazionale di statistica che ha anche ribassato il tasso di disoccupazione del secondo trimestre, portandolo dal 10,9% al 10,8%. Ma c'è di più, se l'incremento della disoccupazione francese fosse misurata con i criteri dell'Ilo, l'Organizzazione internazionale del lavoro, il tasso salirebbe a un valore molto vicino al livello record dell'11,2% registrato nel 1997.

Ad inizio novembre, Parigi era finita nuovamente nel mirino delle agenzie di rating internazionali che l'hanno già declassata, visto che, secondo gli analisti, proprio l'elevata disoccupazione mina l'efficacia delle riforme fiscali del governo per spingere la domanda interna e, in seconda battuta, la crescita. Così il debito resta alto, al 93,4% del Pil.

Difficile che la situazione dei conti pubblici, fortemente peggiorata dall'inizio della crisi, possa rientrare a breve. Oltre che da un euro molto forte, indipendente però dalle dinamiche dell'economia francese quanto piuttosto dall'attuale politica monetaria della Bce, che non aiuta certo l'export, la competitività transalpina è bloccata da un mercato del lavoro iper-rigido. Situazione che, come spiegano le agenzie di rating, non rilancerà la crescita (e quindi il gettito fiscale) nel medio periodo.

La radiografia della Francia non lascia così scampo al governo Hollande fortemente contestato in patria.  E' vero infine che Parigi è appena uscita dalla recessione, ma all'orizzonte ci sono ancora delle nubi e l'economia non mostra una forte capacità di crescita e di abbattere il debito.

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Non ci voleva per il povero Hollande. Un dato che contribuirà ad alimentare il malumore nei confronti del principale inquilino dell'Eliseo, già ai minimi della sua popolarità da quando è diventato presidente della Francia. Oltralpe, il tasso di disoccupazione è salito al 10,9% nel terzo trimestre, il massimo da oltre 16 anni a questa parte.

Un numero rivelato rivelato dall'Insee, l'istituto nazionale di statistica che ha anche ribassato il tasso di disoccupazione del secondo trimestre, portandolo dal 10,9% al 10,8%. Ma c'è di più, se l'incremento della disoccupazione francese fosse misurata con i criteri dell'Ilo, l'Organizzazione internazionale del lavoro, il tasso salirebbe a un valore molto vicino al livello record dell'11,2% registrato nel 1997.

Ad inizio novembre, Parigi era finita nuovamente nel mirino delle agenzie di rating internazionali che l'hanno già declassata, visto che, secondo gli analisti, proprio l'elevata disoccupazione mina l'efficacia delle riforme fiscali del governo per spingere la domanda interna e, in seconda battuta, la crescita. Così il debito resta alto, al 93,4% del Pil.

Difficile che la situazione dei conti pubblici, fortemente peggiorata dall'inizio della crisi, possa rientrare a breve. Oltre che da un euro molto forte, indipendente però dalle dinamiche dell'economia francese quanto piuttosto dall'attuale politica monetaria della Bce, che non aiuta certo l'export, la competitività transalpina è bloccata da un mercato del lavoro iper-rigido. Situazione che, come spiegano le agenzie di rating, non rilancerà la crescita (e quindi il gettito fiscale) nel medio periodo.

La radiografia della Francia non lascia così scampo al governo Hollande fortemente contestato in patria.  E' vero infine che Parigi è appena uscita dalla recessione, ma all'orizzonte ci sono ancora delle nubi e l'economia non mostra una forte capacità di crescita e di abbattere il debito.

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