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Economia
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Niente da fare: l'elevata disoccupazione, oggi al 10,5%, mina l'efficacia delle riforme fiscali dell'Eliseo per spingere la domanda interna e, in seconda battuta, la crescita. Così il debito resta alto, al 93,4% del Pil.

Con questa motivazione l'agenzia di rating Standard&Poor's ha ridotto il merito di credito sovrano alla Francia da AA+ ad AA, con outlook che passa da negativo a stabile. Un giudizio che ha mandato su tutte le furie il governo di Hollande e fatto crescere il rendimento dei titoli di Stato francesi (Oat) a dieci anni dal 2,15% al 2,38%.

Irritato, il premier Jean-Marc Ayrault ha spiegato infatti che "S&P non prende in considerazione tutte le riforme", mentre il il ministro dell'Economia, Pierre Moscovici ha definito il giudizio di S&P "critico e inesatto". Il ministro del Tesoro ha poi ricordato "che il governo negli ultimi diciotto mesi ha messo in atto riforme di spessore per rilanciare l'economia del Paese, i suoi conti pubblici e la sua competitività" e il debito sovrano francese, ha sottolineato ancora, "resta uno dei più sicuri e affidabili in seno alla zona euro".

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"Crediamo che le riforme del governo francese sulla tassazione, così come quelle nel mercato del lavoro, non riusciranno a far alzare sostanzialmente le prospettive di crescita nel medio periodo", hanno sentenziato invece gli analisti finanziari americani, considerato anche che "l'alta disoccupazione sta indebolendo l'efficacia delle misure fiscali strutturali". Così la politica francese, ha aggiunto S&P's, non è stata capace di aumentare le entrate e ridurre il debito del Paese.

La radiografia della Francia non lascia infatti scampo al governo Hollande che così ha dovuto incassare l'ennesima bocciatura da parte delle agenzie di rating. E' vero infatti che Parigi è appena uscita dalla recessione, con un Pil allo 0,5% nel secondo trimestre dell'anno, che segue due trimestri consecutivi in nero, ma all'orizzonte ci sono ancora delle nubi e l'economia non mostra una forte capacità di crescita e di abbattere il debito.

A settembre, la produzione industriale è tornata a scendere dello 0,5% (gli analisti si aspettavano tuttavia un incremento dello 0,1%) a fronte di un incremento dello 0,7% rilevato in agosto e la domanda resta debole, dopo che i consumi delle famiglie ad agosto erano scesi dello 0,4%. Un trend che, per S&P's, non getta le basi per un convincente percorso di rientro dal debito, andamento che ha spinto gli analisti Usa a far scattare così la mannaia del downgrade. Nel secondo trimestre del 2013 il debito pubblico della Francia era continuato ad aumentare: 41,9 miliardi di euro che avevano fatto crescere lo stock complessivo a 1912,2 miliardi, equivalenti al 93,4% del Pil.

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