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Economia

 

hollande merkel 500

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Il piano francese per riportare il deficit pubblico al 3% del Pil si basa su un mix di interventi di aumenti delle tasse e tagli della spesa. Zoccolo duro di misure di politica economica a cui si aggiunge una serie di vendite di partecipazioni azionarie dell'Eliseo (vedi la cessione dei pacchetti in Eads) per fare cassa e rimpinguare così il gruzzoletto che il Tesoro avrà a disposizione quest'anno per abbattere il deficit.

L'obiettivo? Far quadrare finalmente i conti pubblici e non far scattare le severe sanzioni Ue per la sua decisione di rinviare l'obiettivo di un altro anno.

Per il denominatore del temuto rapporto deficit/Pil valido ai fini di Maastricht, il programma di stabilità rilasciato dal ministero delle Finanze e basato sulle "realistiche previsioni del governo", prevede però un prodotto interno lordo in crescita dello 0,1% quest'anno e dell'1,2% nel 2014, con un deficit al 2,9% del Pil l'anno prossimo. Peccato, però, che le stime dell'Eliseo non coincidano con quelle degli organismi economici internazionali, in primis quelle del Fmi, che prevede un Pil a +0,1% nel 2013 e soltanto a +0,3% nel 2014.

Inizialmente, Parigi aveva stimato di raggiungere il tetto del 3% già quest'anno, ma poi ha dovuto fare retromarcia in Zona Cesarini in maniera imbarazzante, chiedendo ancora un anno di tempo, a causa della bassa congiuntura economica e ora prevede un deficit del 3,7% nel 2013, dopo il 4,8% del 2012. Insomma, a causa del superficiale ottimismo transalpino rivedremo un film già visto anche il prossimo anno? E dire c'è chi denuncia da molto tempo che il vero malato d'Europa è la Francia.

 

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