Nomisma: senza ulteriori interventi statali l’aumento dei prezzi delle bollette del gas sarà di circa il 50%
La neve che ha iniziato a imbiancare le piste da sci è una manna per il settore turistico – sperando che nuove varianti non rallentino il ritorno alla normalità – ma è una pessima notizia per quanto concerne i consumi di energia elettrica e di gas. A gennaio dovrebbero scattare nuovi aumenti di circa il 25% per quanto riguarda l’elettricità e del 50% per quello che concerne il gas.
Secondo i dati messi a disposizione da Segugio.it, il prezzo di un metro cubo di questo elemento (che l’Italia importa al 40% dalla Russia) è passato da 0,17 euro del primo trimestre di quest’anno agli 0,19 del secondo, a 0,28 del terzo e a 0,50 del quarto. L’aumento è stato, trimestre su trimestre, rispettivamente del 14,2, del 44,4 e del 74,7%, mentre per l’anno intero siamo poco sotto un +300% che fa paura.
Tra l’altro, l’improvviso irrigidirsi delle temperature fa temere che ci si possa trovare di fronte a un inverno simile a quello dello scorso anno. Che è stato più caldo della media del secolo, ma il più freddo degli ultimi otto anni. E questo è stato il primo problema: nel 2020-2021 ci siamo giocati una fetta delle scorte accumulate che avevamo già pagato e che quindi potevano essere immesse sul mercato a prezzi calmierati. Tra l’altro, lo scorso inverno è stato uno dei più abbondanti dal punto di vista delle precipitazioni e ha quindi costretto a un impiego maggiore dei riscaldamenti per l’eccessiva umidità.
Il problema però inizia a farsi pesantemente sentire perché, secondo Nomisma, senza ulteriori interventi statali l’aumento dei prezzi delle bollette del gas sarà di circa il 50%. In un’intervista all’Ansa il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, ha spiegato che i prezzi “alla metà del 2021 sono impazziti, e oramai sono fuori controllo. Dato l’andamento dei mercati internazionali, senza un intervento dello stato per calmierare” si potrebbe arrivare a un ulteriore incremento che sarebbe quasi ingestibile.
Stesso discorso vale per l’energia elettrica: con il servizio di maggior tutela l’importo è stabilito da Arera con cadenza trimestrale. Ebbene, siamo passati da 0,19 euro per kw/h del primo trimestre ai 0,3 del quarto. E, come dice Nomisma, potremmo dover registrare un ulteriore +25% nel primo “spicchio” del 2022.
La domanda sorge spontanea: perché? Per quanto concerne il gas, non bastano le spiegazioni istituzionali. Come lo stesso Tabarelli ha scritto oggi sul Sole 24 Ore, “abbondano le spiegazioni: le minori forniture dalla Russia, le basse scorte, minori arrivi di carichi di gas naturale liquefatto” e via dicendo. Ma non è sufficiente. Perché l’ammanco di gas è intorno al 25% del totale, mentre i prezzi sono rimbalzati anche del 900%.
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E allora, come dice giustamente Tabarelli, la colpa deve essere ricercata anche in un mercato che ha deciso di speculare sull’aumento del prezzo del gas, creando artatamente una bolla che ora si abbatte su famiglie e imprese. Il caro bolletta, per esempio, ha costretto diversi soffiatori di vetro di Murano a sprangare le proprie ditte perché arrivavano bollette da 10mila euro al mese. Parliamo di piccole botteghe artigiane, non di fonderie.
Per quanto riguarda l’energia elettrica, una parte consistente del nostro approvvigionamento deriva proprio da centrali alimentate a gas, creando uno squilibrio che solo in parte è compensato dall’esplosione del peso delle rinnovabili nella composizione del mix energetico. Tra l’altro, il petrolio che ha cominciato a “rinculare” dai 90 dollari al barile fino a poco più di 70, si è tradotto in una diminuzione del prezzo del rifornimento, ma anche in una frazionale riduzione del costo dell’energia elettrica visto che una parte della produzione – seppur marginale – deriva ancora da fonti fossili.
Tirando le somme: senza un ulteriore intervento dello stato a supporto delle famiglie (il che significa però mettere ancora una volta mano al portafoglio) si rischia un aggravio medio di 1.200 euro all’anno, cioè 100 euro al mese. Una “botta” pazzesca. A meno che i mercati, dopo un trend rialzista, non decidano di scommettere sul calo della domanda di imprese e privati. In quel caso assisteremmo a una rapidissima inversione di tendenza. Intanto, nel dubbio, meglio aprire gli armadi e tirare fuori i maglioni pesanti.

