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Economia
Gas, Gazprom batte i pugni e chiede il rimborso del debito all'Ucraina

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

Molta preoccupazione e niente di fatto per ora ai negoziati tra Russia e Ucraina sul gas, appena partiti a Mosca. Un comunicato pubblicato da Gazprom dopo l'incontro tra il suo numero uno Aleksey Miller e il capo di Naftogaz Ukrainy, Andrii Kobolev nella capitale russa sottolinena come "la questione centrale dell'incontro sia stata la necessità di assumere immediate iniziative per l'estinziione del debito accumulato" dalla compagnia pubblica ucraina che importa il metano russo. Mettendo nel conto anche le forniture di marzo, comunica Gazprom, il debito ha superato i 2,2 miliardi di dollari.

Un quadro che si fa già preoccupante in vista della prossima stagione fredda, per l'Ucraina e l'Europa che fa tornare in mente i timori e i problemi di due anni fa quando il braccio di ferro fra Putin e Yulia Tymoshenko, allora premier, minacciò le forniture russe all'Europa che transitano in territorio russo. La nota riferisce anche della "seria preoccupazione" espressa durante l'incontro "per la consistente diminuzione delle riserve di gas nei siti di stoccaggio ucraini". E' urgente ripristinare un buon livello di scorta, si conclude, "per potere soddisfare i bisogni del mercato interno ucraino durante il prossimo inverno e, di conseguenza, per garantire il transito senza interruzioni del gas russo verso l'Europa". Un'osservazione che non mancherà di inquietare ulteriormente l'Ue.

Assieme al presidente di Naftogaz Ukraina nella capitale russa, è arrivato anche il ministro ucraino dell'energia ad interim, Iuri Prodan più una delegazione di parlamentari per vegliare sulla trattativa e forse ad avviare anche un qualche dialogo diretto con la controparte istituzionale russa, come richiesto a gran voce da Stati Uniti e Ue.

L'Ucraina, che importa dalla Russia i tre quinti delle proprie forniture di metano, si ritrova a dover fare i conti con un balzo del prezzo del gas russo a circa 480 dollari (da 288,50 dollari) per 1.000 metri cubi. Un aumento di quasi l'80% da un giorno all'altro: si tratta di una delle tariffe più care tra quelle applicate da Gazprom ai Paesi europei, difficile da gestire per un paese che deve ricorrere agli aiuti internazionali per evitare il default.

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