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Economia

 

generali (1)


Di Andrea Deugeni
e Luca Spoldi


Chi sarà il prossimo? Forse Sergio Balbinot, l'unico della prima linea emersa a inizio del nuovo secolo (dal 2002 all'ottobre 2012 è stao co-amministartore delegato della compagnia), rimasto ai vertici come chief insurance officer (essendo però uscito lo scorso novembre dal board del Leone) ma ancora espressione della vecchia squadra? Sono le domande che circolano a Milano e in azienda nel giorno in cui il quotidiano La Repubblica ha rivelato come l'amministratore delegato della compagnia assicurativa, Mario Greco, abbia deciso che non toccherà a Raffaele Agrusti (già direttore generale di Trieste dal 2004 e chief financial officer dal 2007 al settembre dello scorso anno prima di essere nominato country manager per l'Italia) a prendere le leve del comando del gruppo che uscirà dal riassetto delle Generali nel nostro paese: il cantiere Generali Italia che nascerà, secondo quanto previsto nel piano industriale, dall'accorpamento di 10 marchi sotto il cappello "Generali" ben in evidenza e che vedrà rimanere sul mercato a fine processo soltanto tre brand.

La decisione di Greco, di fatto, rimuove l'ex plenipotenziario del Leone dall'incarico a cui era stato designato solo otto mesi or sono. Un "siluramento" che, stando alle indiscrezioni, dovrebbe essere ratificato ufficialmente dal Cda del 5 luglio in cui i compiti saranno affidati pro-tempore proprio a Balbinot e che segue il ridimensionamento del manager friulano nella sostanza, più che nella forma, avviato progressivamente fin dallo scorso anno. Da quando, cioè, Greco, pochi mesi dopo aver messo piede a Nordest, aveva spostato Agrusti a seguire l'evoluzione del business delle polizze nel nostro Paese. Se le indiscrezioni saranno confermate, si tratterebbe dell'ennesimo giro di poltrone destinato a portare a compimento quello che sempre di più appare un autentico "spoil system" ai vertici delle Generali. Una sorta di Opa lanciata dal manager di origini napoletane su tutte le caselle della prima linea del gruppo vicine all'ex gestione Perissinotto e che non lascia però sorpresi alcuni dipendenti della compagnia. Dipendenti che riportano come, nelle ultime settimane, già circolasse nei corridoi di Piazza Duca degli Abruzzi la voce che Agrusti fosse in uscita

Mario Greco 500

 

Ma c'è di più: fin dai primi momenti, immediatamente successivi all'insediamento di Greco a Trieste, in cui il Ceo delle Generali ha ridisegnato la governance creando il mamagement committee, in azienda si scherzava sugli schieramenti e sulla relativa appartenenza delle prime e delle seconde linee del management: da una parte i "vecchi", ossia i manager con maggiore esperienza, tra i quali è ancora forte persino la componente francese portata nel Leone dall'ex presidente Antoine Bernheim, in sella a Trieste fino al 2010, tutti fedelissimi di Perissinotto e coi quali Agrusti conservava ritualità ormai consolidate; dall'altra i "nuovi", non legati al precedente Ceo ma portati in Generali da Greco.

Non sembrano sorpresi del possibile siluramento neppure gli analisti finanziari che seguono il settore assicurativo, che si dicono semmai stupiti che il ritiro delle deleghe non sia avvenuto prima, essendo stato Agrusti il braccio destro di Perissinotto, il manager che, si sussurra, ha confezionato la complessa architettura del contratto siglato da Trieste col finanziere ceco Petr Kelnerr. Accordo che ha portato sì il Leone a mettere le mani sulla iper redditizia joint venture nell'Est Europa Ppf, ma al caro prezzo di 2,5 miliardi di euro, una montagna di soldi che ha portato pure la Consob nel 2011 ad accendere un faro sull'opzione put prevista nei patti parasociali e sulla corretta contabilizzazione della stessa. Agrusti, poi con Perissinotto, è uno degli artefici della "distrazione" (stando alle critiche avanzate da Greco alla precedente gestione) delle Generali dal core business delle polizze.

Che Mario Greco abbia in Borsa la fama di accentratore è cosa risaputa. Fino a gennaio ha mantenuto vari interim e mantiene ancora quello sul marketingMa quali possono essere i motivi che nel concreto lo hanno portato a detronizzare Agrusti ora? Le riscostruzioni in Generali sono varie: c'è chi parla di "momento venuto a maturazione" dopo che Greco ha finito di costruire una forte prima linea a lui fedele per spostare poi il focus sui diversi Paesi che ospitano le Generali e che il Ceo sta ora visitando. C'è chi invece tira in ballo "rallentamenti nel cantiere Generali Italia", un riassetto centrale nelle nuove strategie del Leone in cui il ramo Danni dovrà contribuire per il 50% dei profitti futuri. Impresa difficile sulla cui strada il Leone troverà la neonata concorrente Unipol-Fonsai, fusione assicurativa da cui nascerà il leader del mercato del Non-Vita e che in Italia entrerà a regime prima del riassetto triestino. Una scommessa che Greco non può permettersi di perdere, una svolta sulla cui evoluzione Trieste ha gli occhi addosso di Mediobanca, socio di controllo del Leone che ha scommesso a sua volta sul manager campano.

Messo da parte Agrusti, Greco, secondo i rumors circolati a fine giornata, si prepara a rimpiazzarlo con un manager dal profilo internazionale e capace di gestire la trasformazione della compagnia utilizzando al massimo i nuovi processi di digitalizzazione. Un identikit che, secondo diversi analisti, porta a Camillo Candia, chief executive officer di Zurich Italia. Assicuratore (un altro fedelissimo) che in tre anni ha risanato la compagnia svizzera che nel 2009 aveva conti in rosso per 260 milioni di dollari, tornando all'utile nel 2011. Ma non solo: ha puntato forte sugli investimenti nell'information technology. Caratteristiche insomma, che ben si adatterebbero al processo di rioganizzazione progettato da Greco.

 

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