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Economia

Non è un mistero per nessuno che con la nomina, avvenuta il primo agosto 2012, a Group Ceo del gruppo Generali di Mario Greco uno dei mandati affidati al manager napoletano, già numero uno di Ras, Eurizon Financial Group e Zurich Insurance Group, sia stato quello di far recuperare valore al titolo imprimendo un’accelerazione nello stile di gestione, giudicato da alcuni grandi azionisti fin troppo compassato e prudente, di Giovanni Perissinotto.

Il bilancio di questi primi nove mesi è alquanto positivo: dai 10,23 euro del 31 luglio 2012 ai circa 14 euro attorno a cui oscillano le attuali quotazioni di Generali a Piazza Affari, il guadagno per gli azionisti è già stato pari al 36,85%. Nello stesso periodo l’indice Ftse Mib è passato da 13.978 a oltre 16.967 punti, con un incremento del 21,38%, dunque “l’effetto Greco” può stimarsi in una sovra performance del titolo Generali, rispetto all’andamento medio delle blue chip italiane, attorno al 15,5% (o se preferite il titolo Generali ha guadagnato in questi nove mesi 1,72 volte l’incremento medio dei principali titoli italiani).

Dei principali azionisti del leone di Trieste, Mediobanca (primo socio col 13,465% del capitale) ha in carico i titoli a 10 euro e dunque ha beneficiato appieno del rally del titolo, che le ha regalato una plusvalenza latente attorno agli 840 milioni di euro. Tra gli altri grandi soci Leonardo Del Vecchio (socio direttamente al 2,002% con poco più di 31 milioni di pezzi), ha approfittato l’anno passato del calo delle quotazioni per ridurre da 27 a 25 euro per azione il costo di carico dei titoli ma ancora perde oltre 340 milioni di euro sull’investimento.

Meno contenti altri azionisti privati di Mediobanca come Del Vecchio e Gavio, Arvedi e Zannoni riuniti nel veicolo finanziario Inv.Ag. cui fa capo un ulteriore 1,35% di Generali: in questo caso i titoli sono stati negli anni svalutati da oltre 29 a 25 euro a titolo ma la perdita complessiva è ancora attorno ai 230 milioni. Può tirare un sospiro di sollievo il gruppo De Agostini, presente nel capitale di Trieste col 2,433% che dopo aver svalutato la propria partecipazione negli anni passati ha in bilancio i titoli a 14 euro e dunque in questi giorni ha virtualmente azzerato le perdite.

Infine Francesco Gaetano Caltagirone (2,001%) anche grazie a continue operazioni di compravendita dovrebbe avere i titoli in carico attorno ai 14,5-5 euro e incrocia le dita, mentre Effeti (2,151%), veicolo finanziario partecipato da Fondazione Crt e Ferak (a sua volta società dei veneti Amenduni, Palladio, Fimint e Veneto Banca) li ha ancora a 18 euro (ma il prezzo sale a 29 euro per l’1,7% detenuto direttamente da Ferak) e quindi perde poco più di 130 milioni di euro (ma sui conti della sola Ferak continua a pesare una minusvalenza latente di quasi 400 milioni).

Insomma: i 30,47 euro per azione segnati dal leone di Trieste il 26 ottobre del 2007 restano per ora un miraggio, per non parlare del record storico delle quotazioni toccato a fine dicembre 2000 appena sopra i 38,2 euro per titolo, ma il cambio di guida sembra aver ridato fiducia agli investitori che sono tornati a guardare al titolo con rinnovato interesse, consentendo un primo importante recupero delle quotazioni. Il che non potrà che contribuire a consolidare il sostegno di cui può disporre Greco, di fatto “selezionato” nove mesi fa Alberto Nagel (numero uno di Mediobanca), Leonardo Del Vecchio (uscito qualche mese prima dal Cda in polemica con Perissinotto) e Lorenzo Pelliccioli (presidente del gruppo De Agostini).

Luca Spoldi

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