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Mario Greco continua a mettere ordine nelle Generali. Dopo aver completato la prima linea di manager a suo diretto riporto, raggruppandola nel Management Committee e aperto i cantieri del riassetto dei marchi in Italia, il principale mercato del Leone, l'amministratore delegato ha deciso di mettere mano all'organizzazione territoriale complessiva del gruppo. Semplificandola.

Alle 5 aree geografiche in cui già si articola la presenza della compagnia triestina, Greco deciso di aggiungere l'area Emea (la sede sarà a Trieste) che sarà coordinata da Giovanni Liverani e l'area dell'America Latina (LatAm) che sarà affidata invece a Jaime Anchustegui. Le altre altre sono: l'Italia di cui è appena diventato country manager Philippe Donnet, la Francia che attende a fine ottobre Eric Lombard, la Germania guidata da Dietmar Meister, Ceo di Generali Deutschland dal 2007, l'area Central East Europe (Cee) affidata a Luciano Cirinà e l'Asia, di cui è responsabile Sergio Di Caro. In più, seguendo però un criterio funzionale, Greco ha creato la business unit internazionale gestita da Paolo Vagnone, manager arrivato a Trieste ancora nella gestione Perissinotto, ma che conosce bene l'attuale Ceo dall'esperienza comune in Ras e che coordinerà (in maniera trasversale rispetto all'articolazione geografica) le tre global business lines del Leone: Corporate&Commercial, Europ Assistance e Geb.

Di fatto si tratta di una semplificazione del gruppo assicurativo, perché sia l'area Emea sia quella LatAm raggrupperanno Paesi i cui Ceo erano prima singolarmente a diretto riporto di Greco. Una ridisegno della struttura che sgrava l'amministratore delegato della holding di una serie di compiti e ne facilita l'opera di coordinamento.

Mario Greco

Dell'area Emea fanno parte 9 Paesi europei che non sono i prime tre mercati del Leone (Italia, Germania e Francia) ovvero l'Austria, il Belgio, la Grecia, l'Irlanda, l'Olanda, il Portogallo, la Spagna, la Svizzera e il Guernsey più la Turchia, la Tunisia e Dubai. Della promettente area LatAm fanno parte invece l'Argentina, il Brasile, la Colombia. l'Ecuador, il Guatemala e Panama. 

Nell'Emea, Greco ha deciso di affidare una raccolta premi complessiva (dati 2012) di oltre 9 miliardi di euro a Liverani, manager cresciuto in Generali, artefice in Italia del lancio di Genertel, la controllata del Leone che vende le polizze nei canali alternati e che ha maturato in passato nell'head office un'esperienza internazionale nel coordinare le diverse country del gruppo. Jaime Anchustegui, già Ceo di Generali Spagna e che ha operato anche in America Latina, avrà invece il compito di presidiare e sviluppare un mercato da più di 1,3 miliardi di euro di premi. Sia Liverani sia Anchustegui non entreranno a far parte del Management Committee, il comitato ristretto della compagnia da cui viene di fatto governato il Leone.

generali 500

Si presume che la semplificazione della complessa articolazione geografica delle Generali, che opera in oltre 60 Paesi, introdurrà nel gruppo una maggiore efficienza e consentirà al Leone di realizzare importanti risparmi, un fronte (600 milioni complessivi secondo il piano industriale a fine 2015) su cui sta lavorando alacremente anche Carsten Schildknecht, il direttore operativo (Coo) cresciuto in Deutsche Bank e chiamato da Greco all'inizio del 2012 da Sal. Oppenheim.

Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, una delle controllate su cui si sta concentrando l'azione del Coo è la Banca Svizzera Italiana (Bsi), il gruppo con sede a Lugano che Greco intende vendere per raggiungere il target di 4 miliardi complessivi di dismissioni, obiettivo fissato sempre nel piano strategico. Bsi, per cui a Trieste sono arrivate diverse offerte e dalla cui vendita il Leone intende ricavare almeno 2,3 miliardi di euro, ha  infatti un cost ratio maggiore rispetto a quello delle concorrenti che operano nel mercato della gestione patrimoniale.

Difficile capire su cosa si concentrerà l'opera di razionalizzazione della voce costi da parte del manager tedesco. Qualcuno fra i dipendenti ha ipotizzato una sforbiciata al personale per renderla più appetibile nella prospettiva della vendita. Ma sono solo voci isolate. Certo è che Schildknecht allineerà i costi di Bsi a quello dei peers, in attesa di una cessione su cui Greco ha ribadito più volte di non aver assolutamente fretta, avendo già realizzato 2,3 miliardi di dismissioni da quando è in sella a Trieste.

 

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