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Economia

 

mario greco


Di Andrea Deugeni
e Luca Spoldi

Ha uno stipendio fisso di 1,3 milioni di euro, ma se dovesse riuscire a superare in maniera molto significativa gli obiettivi fissati nel budget annuale dal Cda sia in termini di risultato operativo sia di utile netto, potrebbe ricevere altri 1,3 milioni di euro di incentivi a breve termine (il 100% della "paga base").

Decisamente Mario Greco, group Ceo di Generali dal primo agosto dello scorso anno, non soffrirà i morsi della crisi, tanto più che allo stipendio fisso e all'incentivazione di breve termine (short term incentive plan) potrà sommare (assieme agli altri top manager del Leone di Trieste) un'ulteriore serie di incentivi a lungo termine (long term incentive plan, appena autorizzato dall'assemblea dei soci).

Questi ultimi, a differenza dei primi, sono rappresentati da un ammontare di azioni di Generali stabilita in base a un triplice criterio: il raggiungimento della soglia di Solvency Ratio prevista dal piano industriale (che salirà dal 140% fissato per il 2013 al 160% per il 2015); il ritorno complessivo per gli azionisti confrontato con quello dei principali concorrenti (si farà riferimento ai componenti dell'indice settoriale Stoxx Euro Insurance) che dovrà risultare tra il primo e il terzo quartile (ossia se i risultati di Generali saranno tra i migliori del mercato e comunque mai tra i peggiori); il Roe (Return on equity) che dovrà essere superiore al 13% (e comunque mai inferiore al 10%).

 

perissinotto generali

Nell'ipotesi migliore, per gli azionisti ma anche per il management, l'incentivo a lungo termine prevede un ammontare individuale di azioni, nel triennio, pari al 175% della remunerazione fissa del beneficiario e pari al 200% per l'amministratore delegato. Per Greco, che di fisso ha 1,3 milioni di euro l'anno, questo equivarrebbe a 2,6 milioni di euro nel triennio.

Facendo due calcoli, si ottiene che se Greco raggiungerà costantemente risultati superiori alle attese della compagnia triestina e contemporaneamente farà come o meglio dei suoi concorrenti (Allianz e Axa), potrebbe guadagnare in tutto quasi 3,47 milioni di euro all'anno, più i vari benefit aziendali. Un valore superiore (che a Trieste sarebbero felicissimi di corrispondere visto che vorrebbe dire che a Piazza Duca degli Abruzzi avrebbero raggiunto dei risultati mai visti nella storia delle Generali) anche ai 3,41 milioni di euro portati a casa ancora nel 2010 dall'ex amministratore delegato Giovanni Perissinotto (nel 2011 la crisi gli ha sforbiciato lo stipendio a 2,35 milioni di euro), tanto più che quest'anno Greco e buona parte dei nuovi top manager del Leone si vedranno corrispondere un "entry bonus" che per l'ex numero uno di Zurich Insurance Group è stato fissato in 380.868 azioni Generali. Bonus che il group Ceo del Leone non potrà peraltro cedere per il 50% prima del 2015 e per il restante 50% tre anni dopo, nel 2018, pari a circa 5,38 milioni di euro ai prezzi di fine seduta di oggi (ma il valore da qui a quando i titoli potranno essere ceduti sul mercato potrà variare e c'è da dire che, quando è stato chiamato per guidare la compagnia, le azioni viaggiavano poco sopra gli 8 euro, mentre oggi quotano oltre 14 euro).

generali (1)

 

Una differenza balza tuttavia all'occhio: mentre nel caso di Perissinotto e Sergio Balbinot, i due manager che nel 2010 guidavano la compagnia e avevano un "fisso" molto più consistente (Balbinot aveva una paga base di 1,98 milioni mentre quella dell'ex Perissinotto era attorno a 1,84 milioni), nel caso di Greco, invece, il salario base è molto più basso (1,3 milioni). Un risparmio, dunque, se Greco non sovraperformerà. In più, con l'uscita quest'anno di Balbinot dal board, il Leone non dovrà anche corrispondere al responsabile di gruppo delle attività assicurative il compenso base che spetta a un amministratore (100.000 euro più il compenso variabile, pari allo 0,01% dell’utile netto) più il gettone di presenza a riunione (4.000 euro). Monte complessivo su cui Generali risparmierà nel prossimo triennio, avendo ridotto da 19 a 11 componenti il numero dei consiglieri del Cda.

Così a conti fatti il nuovo sistema di incentivazione a Trieste mette tutti d'accordo, sia Greco, che aspira a centrare e superare gli obiettivi, sia i grandi azionisti, perché se ciò non dovesse accadere gli emolumenti per il top management saranno sensibilmente inferiori rispetto al recente passato. Non proprio un "cost cutting", specie in tempi di crisi come questa, ma certamente un riequilibrio tra costi fissi e variabili importante anche in ottica di massimizzazione del ritorno per gli azionisti. Unica criticità: d'ora in avanti la fissazione degli obiettivi, soprattutto nel breve periodo, sarà una materia ancora più delicata che in passato, visto che dovrà solo convincere non soltanto gli analisti finanziari e gli investitori, ma anche i membri del board del gruppo.

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