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Economia
generali (9)


Di Luca Spoldi
e Andrea Deugeni

C'è voluto il credit watch in cui Standard & Poor's ha posto da ieri, con implicazioni negative, il merito di credito di Generali per far perdere il consueto aplomb anglosassone a Mario Greco, group Ceo del Leone di Trieste, che già a caldo aveva commentato come i nuovi criteri di valutazione adottati dall'agenzia ed incentrati sul rapporto tra il rating delle società e quello del paese non possano che lasciare perplessi. Soprattutto alla luce del fatto che ormai "l'economia italiana sta mostrando i primi segnali di ripresa, il deficit  di bilancio è sotto il 3% e lo spread ai minimi". Quasi a dire: se proprio era il caso sarebbe stato meglio pensarci prima, quando l'Italia vedeva il rendimento dei propri titoli di stato salire al 7%, lo spread con i Bund sfiorare il 5% e il rischio di un'uscita dall'euro sembrava concreto.

Concetti ribaditi da Greco anche oggi nel corso dell'Investor Day del gruppo tenutosi a Londra in cui il manager ha sottolineato come in questi mesi "il gruppo ha lavorato con intensità sulla sua base costi", individuando e avviando "9 programmi che vanno dal sales support al procurement, all'infrastruttura IT, al facility management e alla gestione sinistri" col lancio negli ultimi mesi di 120 iniziative "che valgono il 60% sul totale dei risparmi attesi, consentendo a Generali di ottenere 200 milioni di euro di risparmi nel 2013" a fronte di un obiettivo di taglio dei costi fissato a 750 milioni entro il 2015 e a 1 miliardo a fine 2016.

Mettere proprio ora il rating sotto scrutinio non dà certo "una grande mano" ai manager di Generali, né rivela per Greco "una grande intelligenza" da parte di Standard & Poor's. Più in generale, anzi, il manager sottolinea di non ritenere le agenzie di rating "così intelligenti, ed è questo il vero problema: noi affidiamo loro la responsabilità di giudicare una multinazionale come Generali, che fa 60 miliardi fuori dall'Italia", mentre loro vogliono assegnarle "il rischio del Paese Italia. Allora, francamente, non so a che cosa serva che questi signori (l'irritazione è palpabile, ndr) facciano questo lavoro".

Mario Greco Generali 500

E' un fiume in piena Greco, che continua: "In ultima analisi quello che Standard & Poor's dice è che non bisogna fare business in Italia. Noi gli diciamo da mesi "non ce lo potete dire", è irricevibile. Dove altro dobbiamo andare a fare business?". Giusto e condivisibile lo sfogo e certamente la presentazione (conclusasi con la riconferma degli obiettivi al 2015 di un Roe Operativo del 13%, un indice Solvency 1 superiore a 160% e un net free surplus superiore ai 2 miliardi, oltre all'annuncio di un obiettivo di leverage ratio inferiore al 35% sempre al 2015 e l'aumento dell'obiettivo di risparmi lordi a 750 milioni al 2015 e 1 miliardo al 2016) ha fatto centro, visto che il titolo in borsa ha chiuso a 16,84 euro in crescita dell'1,51% con volumi elevati (quasi 9,4 milioni di pezzi contro una media giornaliera di 5,8 milioni nell'ultimo mese). Trend positivo da quando è in sella a Trieste che nel medio periodo potrebbe risentire del downgrade di S&P's che farebbe scattare le vendite automatiche dei grossi fondi internazionali.
 

generali 500

Eppure non si può ignorare, e Greco lo sa bene altrimenti non si sarebbe irritato, che l'Italia non è solo un "incidente di percorso", ma il primo mercato del gruppo nel segmento Danni (4,69 miliardi di premi lordi raccolti nei primi nove mesi del 2013 su un totale di 16,245 miliardi) e il secondo nel segmento Vita (9,22 miliardi di premi lordi su 32,808 miliardi complessivi) alle spalle della sola Germania (11,278 miliardi). E i fondamentali dell'economia italiana non sono certo quelli della Germania o degli Stati Uniti. Che poi il manager (italiano) di un gruppo internazionale (ma con passaporto italiano) debba sempre faticare più di un suo omologo straniero (operante magari per un gruppo americano, inglese, tedesco o persino francese) per convincere gli investitori della bontà del suo lavoro è cosa nota.

Così nota che non fa scalpore persino quando il manager in questione (Greco) con la sua squadra riesce, come accaduto nei primi nove mesi dell'anno a Generali, a migliorare di ben 6,1 punti percentuali un rapporto chiave come il Combined Ratio del ramo Danni (passato per l'appunto dal 97,6% al 91,5%). E' in fondo un'altra medaglia di quegli spread che continuano a pesare sulle spalle del paese in termini sia economici sia politici.

Certo pensandoci bene Greco non ha tutti i torti: "Se l'Italia dovesse fare bancarotta, non sarebbe un problema solo per Generali, ma per tutti". Ma in fondo agli uomini delle agenzie di rating nessuno chiede di risolvere i problemi (tanto meno quelli generali di un paese), quanto di segnalarli alla classe dirigente, politica o economica che sia, perché prenda gli opportuni provvedimenti. Come sembra fare con successo lo stesso Greco, ma non la classe politica italiana né tutto il resto della classe economica del paese. Ma intanto i fondamentali non super dell'Italia restano lì e Generali rischia di pagarli a breve.

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