A- A+
Economia

 

RCS


Di Luca Spoldi
e Andrea Deugeni

Mario Greco è stato chiaro: intervenendo nel corso della conference call che stamane ha illustrato ad analisti e stampa specializzata i risultati dei primi tre mesi dell'anno (apparsi migliori delle attese, in particolare con un utile operativo in crescita dell'8% su base annua a 1,328 miliardi a fronte di premi complessivi pari a 19,1 miliardi, il 2,6% in meno di dodici mesi prima, e di un combined ratio del ramo Danni migliorato al 93,6%, 1,8 punti percentuali meno che a fine 2012) il Ceo del gruppo Generali ha spiegato che in merito all'aumento di capitale di Rcs, cui il leone di Trieste pur essendo socio (al 3,957%) partecipante al patto di sindacato, in scadenza a fine anno, ha già detto di non voler aderire, ogni decisione verrà presa solo in assemblea (convocata per il prossimo 30 maggio).

"Vedremo quando saremo in assemblea cosa riterremo utile e conveniente fare" ha sottolineato Greco, ribadendo che, come già detto, la posizione di Trieste al riguardo "è molto chiara: il lavoro che noi facciamo è quello di assicuratori. Il settore dei media è totalmente diverso e non possiamo restare in settori così diversi dai nostro quando stiamo cercando di recuperare solidità". A buon intenditor buone parole, ma qualche analista, interpellato da Affaritaliani, segnala come sembri evidente che Greco stia cercando di mettere un po' di pressione addosso all'amministratore delegato di Via Solferino, Pietro Scott Jovane, chiamato a realizzare un piano "lacrime e sangue" che accanto alla richiesta di nuovi mezzi ai soci (500 milioni entro l'anno, di cui 400 milioni toccheranno ai soci ordinari e 100 milioni scaricati sui soci di risparmio, più altri 200 all'anno fino al 2015 per complessivi altri 600 milioni nel triennio) dovrà far passare un drastico ridimensionamento dei costi.

Mario Greco

Costi da scaricare in buona parte sui dipendenti (sono previsti 800 esuberi), cosa che ha già fatto salire alle stelle la tensione interna alle redazioni, tanto più in vista della possibile chiusura di 10 testate (Novella 2000, Visto, A, Max, Astra, Ok Salute, BravaCasa, l'Europeo, Yacht & Sail e il polo dell'enigmistica ) entro il 30 giugno se non giungeranno offerte giudicate valide e dopo che sono emersi i rotondi compensi agli amministratori per il 2012 (lo stesso Jovane in sei mesi si è portato a casa poco più di un milione di euro lordi, mentre i compensi destinati ai consiglieri di amministrazione e alla prima linea dei manager sono risultati pari complessivamente a 12 milioni di euro).

In più l'aumento stesso rischia di essere fortemente diluitivo (tra gli analisti che seguono il titolo si stima uno sconto rispetto alle quotazioni correnti tra il 30% e il 50%, che abbatterebbe tra i due terzi e i tre quarti del valore delle attuali partecipazioni degli azionisti che non aderissero: in pratica la quota di Generali è destinata ad assottigliarsi sino all'1%-1,4% circa). D'altro canto Greco, pur volendo, non può uscire prima dell'operazione, essendo obbligato, in quanto partecipante al patto di sindacato (in scadenza solo a metà marzo dell'anno prossimo, con facoltà di inoltrare disdetta a settembre), a offrire, pro quota, i propri titoli (e gli eventuali diritti inoptati) a tutti gli altri pattisti, come già ricordato lo scorso anno dall'allora numero uno di Trieste, Giovanni Perissinotto, nel respingere l'offerta avanzata (a un euro per azione) da Alessandro Proto.

alberto nagel

Impossibile dunque, per Greco, uscire da Rcs collocando i titoli sul mercato ad esempio con un accelerated bookbuilding, operazione che per di più creerebbe notevoli imbarazzi sia che a gestirla fosse chiamata Mediobanca (per il potenziale conflitto d'interesse tra l'agire come intermediario del venditore e rivestire il ruolo di socio pattista e potenziale acquirente), sia che Piazzetta Cuccia fosse esclusa dell'operazione (dovendo rinunciare alle relative commissioni). Se poi anche fosse possibile aggirare in qualche modo l'ostacolo, difficilmente Greco troverebbe investitori pronti a pagare i titoli vicino alle quotazioni attuali (di circa 70 centesimi per azione ordinaria, e rischierebbe dunque ulteriori minusvalenze anche a fronte della preannunciata (ma non ancora dettagliata) svalutazione effettuata nel bilancio 2012 (che ha visto i titoli destinati alla vendita, ossia le quote in Intesa Sanpaolo, Mediobanca e Rcs Mediagrou, svalutati per complessivi 792 milioni di euro).

Insomma: Greco sta giocando una partita a poker e attenderà fino all'ultima mano prima di dichiarare la propria mossa, nel tentativo che il titolo possa almeno in parte recuperare terreno. Una seconda e ancor più maliziosa interpretazione che circola tra le sale operative è che a dare "semaforo verde" a Greco per cercare di uscire coi minori danni possibili dall'affare Rcs sia stato lo stesso Alberto Nagel. Il numero uno di Mediobanca formalmente non può far mancare il proprio sostegno al management da lui stesso insediato, tanto più dopo aver convinto le altre banche creditrici (Intesa Sanpaolo, Ubi Banca, UniCredit, Bpm e Bnl-Paribas) a garantire l'aumento in proporzione all'esposizione creditizia di ciascuna e mentre è in corso un pressing per ottenere una ristrutturazione dei 575 milioni di indebitamento bancario.

Nagel può però mandare in avanscoperta Greco e iniziare a far sfilare la sua più importante "provincia" (Generali è partecipata da Mediobanca al 13,465%) dalla partita, così da accelerare il ritorno a una maggiore redditività di Trieste e garantirsi un più consistente flusso di dividendi futuri con cui compensare almeno in parte il "peso" della partecipazione in Rcs. Sempre sperando che il piano di Scott Jovane inizi a mostrare a medio termine qualche risultato, ad esempio smettendo di bruciare capitali come capitato ancora nei primi tre mesi dell'anno, che l'editore del Corriere della Sera ha chiuso con un'ulteriore perdita di 78 milioni ed un patrimonio netto sceso al di sotto dei 140 milioni. Numeri da brivido che in assenza di una rapida iniezione di mezzi freschi obbligherebbero Via Solferino a portare i libri in tribunale, l'ultima cosa che Nagel (e il gruppo Fiat) si augurano.

Tags:
generalircsmediobancagreconagel

i più visti

casa, immobiliare
motori
Andrea Vesco e Fabio Salvinelli vincono la 1000 Miglia 2021

Andrea Vesco e Fabio Salvinelli vincono la 1000 Miglia 2021


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.