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Economia
Generali, rumors: soluzione in house e le terne esterne per il post-Donnet

Per il ruolo di prossimo amministratore delegato delle Generali circolano già le terne di manager interni ed esterni: Giovanni Liverani (Generali Germania), Luciano Cirinà (regional Ceo di Austria, Cee e Russia) e Marco Sesana (Generali Italia) se si deciderà di optare per la soluzione “in house”. Oppure Marco Morelli (executive chairman di AXA Investment Managers), Matteo Del Fante (Ceo di Poste), Sergio Balbinot (ex co-Ceo di Generali ora ad Allianz) e Carlo Cimbri (Ceo di Unipol), qualora invece i desiderata dei grandi azionisti del Leone convergeranno per un nome del mercato delle polizze. Con il sogno nel cassetto dei soci forti Leonardo Del Vecchio (al 4,82% del capitale) e Francesco Caltagirone (al 5,6%) di un ritorno a Trieste di Mario Greco.

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Leonardo Del Vecchio

La salita del costruttore romano vicepresidente delle Generali anche nel capitale di Mediobanca pare abbia impresso un’accelerazione al dossier  rinnovo del Cda. Dossier che solo apparentemente registrava dei rallentamenti (la pratica è in mano al presidente Gabriele Galateri che non ha ancora attivato ufficialmente la procedura della lista del consiglio). A quanto risulta, le interlocuzioni fra i grandi azionisti del Leone, invece, sono proseguite anche durante le settimane che hanno preceduto il nuovo blitz di Caltagirone in Piazzetta Cuccia datato 12 luglio, in cui il patron del Messaggero ha prenotato il 5% del capitale del primo socio delle Generali. E gli occhi ora sono puntati sul consiglio di amministrazione del 2 agosto in calendario per l’esame della semestrale della compagnia assicurativa, riunione che potrebbe anche affrontare l’argomento se sollevato da uno dei consiglieri.

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Alberto Nagel e Romolo Bardin

Non è un mistero che l’amministratore delegato Philippe Donnet sia nel mirino di Caltagirone che denuncia un board troppo a trazione Mediobanca e che con Del Vecchio per il prossimo mandato del Cda vorrebbe una svolta nella crescita per linee esterne delle Generali. Un fronte che a Trieste ha coagulato anche gli altri azionisti italiani come la fondazione Crt e i Benetton.

Su Donnet, che pure sta portando a compimento i due piani industriali votati da tutti gli azionisti, centrando i target e facendo meglio, da quando ha presentato il primo business plan del gruppo, dei diretti competitor Allianz e Axa in borsa e in termini di total shareholder return, anche il primo azionista Mediobanca (al 12,9% del Leone) non farà le barricate per difenderne un nuovo mandato.

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Luciano Benetton

Il pressing a monte di Caltagirone e Del Vecchio proprietari in Piazzetta Cuccia con quasi un quarto del capitale azionario (tale in grado di bloccare tutte le decisioni dell'assemblea in sede straordinaria) dovrebbe portare alla fine a un ricambio del Ceo ad aprile del prossimo anno, quando le Generali terranno l’assemblea per l’approvazione del bilancio e il rinnovo delle cariche sociali.

Ma da qui alla primavera prossima, il copione è tutto da scrivere. Anche perché non è chiaro chi farà parte, fra i consiglieri attuali, del prossimo board. Il quadro è da disegnare, primo perché nel mirino di Caltagirone e Del Vecchio pare essere finito anche il presidente Gabriele Galateri. Secondo, perché sia la lista del consiglio sia ogni altro step dev’essere messo ai voti e Donnet ha il sicuro appoggio dei membri espressione del mercato. Terzo, perché anche se qualcuno si sente sicuro nell’ipotizzare un epilogo alla UniCredit (in cui Galateri, in qualità di rappresentante degli azionisti, si recherà dal group Ceo a comunicargli i pareri raccolti dei grandi soci privati) in cui Donnet dovrebbe fare un passo indietro per avere l'onore delle armi, non è assolutamente detto che l’assicuratore francese non andrà invece allo showdown, forte dei risultati da primo della classe.

@andreadeugeni

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