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Economia
Mario Greco Generali 500Mario Greco

Di Andrea Deugeni

Mario Greco, l'amministratore delegato delle Generali, l'ha detto più volte: "A Trieste ci sentiamo a casa. E' importante espandersi oltre i confini nazionali, ma poi è altrettanto bello ritornare a casa propria. E Generali è di casa a Trieste". L'ultima dichiarazione di questo tipo era stata rilasciata in aprile, nel corso della tradizionale assemblea dei soci del Leone nel capoluogo giuliano. Al suo debutto davanti agli azionisti, il Ceo era stato interrogato da un piccolo socio della compagnia sulle sue intenzioni riguardo alla localizzazione futura della sede legale all'interno del più ampio riassetto organizzativo Generali Italia nel nostro Paese. Un'operazione che a Trieste aveva suscitato i timori di quanti non vorrebbero lo spostamento del quartier generale verso la più centrale Milano. E la preoccupazione nella periferica terra giuliana è ricorrente, anche fuori dai corridoi della sede del colosso assicurativo in piazza Duca degli Abruzzi, visto che Generali è una delle principali multinazionali italiane. 

Eppure, nonostante le rassicurazioni del caso, e mentre a Milano le torri di Citylife continuano a macinare piani in altezza, in queste settimane i timori si sono rimaterializzati fra quanti, tra i dipendenti, hanno notato un incessante turn-over nel top management del gruppo. Vivace ricambio che, dopo aver stravolto le prime linee (gli ultimi arrivati sono i francesi Philippe Donnet a capo di Generali Italia ed Eric Lombard, nuovo plenipotenziario della subholding transalpina), nel corso del 2013 si sta spostando giù, verso tutti quei dirigenti che nell'organigramma delle Generali sono a diretto riporto della squadra di Mario Greco racchiusa nel Management Committee, il cuore pulsante strategico-operativo della compagnia assicurativa. 

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Da quando a giugno 2012 il nuovo Ceo è stato chiamato a sostituire Giovanni Perissinotto, oltre alla prima linea, nel gruppo sembra siano arrivati circa una settantina di manager e il flusso in entrata non dovrebbe arrestarsi a breve. La maggioranza pare sia di provenienza straniera (da un eccesso all'altro: una volta con l'anomala governance Perissinotto-Balbinot, Generali era accusata di essere invece troppo provinciale), pletora che alla terra giuliana sembra preferisca la più funzionale e nota Piazza Cordusio, l'head quarter delle Generali a Milano in attesa che il Leone termini i lavori nella nuova Torre Isozaki di Porta Garibaldi. A cominciare dall'indiano Nikhil Srinivasan, chief investments officer con la passione per il Far East, che si dice che a Trieste non abbia addirittura mai messo piede.

Il quadro fa supporre a quanti lavorano a Trieste che il dover un domani fare le valigie per la Lombardia non sia una semplice ipotesi campata per aria e destituita di fondamento. Senza considerare, ad esempio, che Milano per Banca Generali, la controllata della compagina attiva nel risparmio gestito, è già la piazza di riferimento: secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, infatti, la società ha ridotto al lumicino le assunzioni in terra giuliana e assume solo nella capitale lombarda, dove sono aperte molte posizioni di vertice. 

Che il Leone tergestino possa presto diventare meneghino? Per il momento, le numerose assunzioni esterofile fanno storcere il naso ai sindacati, che vedono aumentare il monte salari complessivo del top management per attirare i nuovi talenti arruolati nell'era targata Mario Greco mentre il gruppo, a inizio anno, ha varato una mega-riorganizzazione dei marchi in Italia per mettere invece a segno importanti risparmi.

@andreadeugeni

Riceviamo e Pubblichiamo da Generali

 “Generali smentisce le ipotesi di uno spostamento della sede da Trieste. Abbiamo più volte ribadito che l’Head Office del Gruppo è e resterà a Trieste”.

 

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