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Economia
Nagel: "Geronzi voleva andare alle Generali, ma era inadatto"

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

Per un incarico del genere si viene chiamati e non ci si candida. Io non ho mai voluto nulla, dichiarava Cesare Geronzi nel lontano aprile del 2010 poco prima di fare le valigie per Trieste quando i rumors sull'ennesima mossa del potere nel salotto finanziario erano stati appena confermati dalla decisione del comitato nomine di Mediobanca.

Emerge un particolare interessante dai verbali dell'interrogatorio sul papello effettuato dal Pm Luigi Orsi ad Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, all'interno dell'inchiesta per ostacolo alla Vigilanza nell'operazione Unipol-FonSai. E cioè che l'allora presidente di Mediobanca Cesare Geronzi, in Generali, ci voleva andare, eccome! Premeva per farlo. Ma quale designato quasi per volontà popolare dunque, come invece ha sempre voluto far credere e affermato il banchiere di Marino.

Mediobanca Ligresti
 

Non è vero che il nome dell'ex Banca di Roma e Capitalia per la presidenza della compagnia triestina, chiamata a rinnovare nel 2010 il Cda e a rottamare l'ottuagenario Antoine Bernheim, era stata fatta dai grandi soci (l'asse UniCredit-Bollorè-Ligresti) di Piazzetta Cuccia che controllano anche le Generali.

generali 500 1
 

Dal verbale degli interrogatori, emerge infatti che, nel ricostruire al Pm la geopolitica del potere finanziario e le dinamiche delle decisioni che venivano prese in Mediobanca, Nagel racconta che quando Geronzi gli disse che "aveva questa intenzione (di diventare presidente delle Generali, ndr)", il manager "gli espresse l’opinione che fosse inadatto alla carica e che la compagnia non avesse bisogno di lui".

"Queste mie riserve - aggiunge - rimasero una opinione personale mia e di Pagliaro perché il comitato nomine di Mediobanca (dove sono rappresentati i grandi soci, ndr) che designa i candidati nelle società partecipate votò in favore di Geronzi. All’epoca il management di Mediobanca era in minoranza, oggi è in maggioranza”. 

L'inchiesta su FonSai, così, restituisce anche qualche verità sulla storia del salotto finanziario che dalla City milanese determinava (e determina ancora) anche le sorti della compagnia assicurativa di piazza Duca degli Abruzzi.

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