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Niente da fare: gli investitori continuano ad avere dubbi tanto sulla durata del sostegno della Federal Reserve alla ripresa Usa attraverso il programma di "quantitative easing" (ossia di riacquisto di bond sul mercato da parte della banca centrale americana) quanto sulla realizzabilità dei programmi di Shinzo Abe per un rilancio dell'economia giapponese che a fronte di riforme strutturali profonde e di una parallela svalutazione competitiva dello yen riesca a rilanciare sia la domanda interna sia le esportazioni, ponendo fine a 20 anni di deflazione e mancata crescita.

Così se ieri il listino di Wall Street ha chiuso in ribasso di oltre un punto percentuale, oggi a Tokyo l'indice Nikkei225 è sceso sotto quota 13 mila, sempre più lontano da quei 15.627,26 yen toccati lo scorso 22 maggio, come dire che dopo aver guadagnato da metà novembre scorso al 22 maggio oltre l'80% (in valuta locale), il listino giapponese ha già perso per strada circa il 17,5% Una volatilità che testimonia tutti i dubbi che economisti e investitori hanno sia in merito alle prossime mosse delle banche centrali, che da tempo sostengono (per alcuni "drogano") i mercati, sia sulla ricetta del premier giapponese.

Affaritaliani ha voluto chiedere a Maurizio Piglia, già responsabile del desk azioni estere di Banca Akros e poi gestore di fondi hedge a Londra e Lugano prima di dar vita alla neozelandese Savings and Investments, Sgr (di cui è chief investment officer) i motivi di questa correzione e se la politica di Abe possa rappresentare un'alternativa valida alla repressione fiscale promossa con forza dal cancelliere tedesco Angela Merkel in quest'ultimo biennio in Europa, con effetti pesantemente recessivi per l'economia reale.

Shinzo Abe 010

Abe, dopo aver detto di puntare a un'inflazione al 2% a tutti i costi, ha finito con lo schiacciare il rendimento dei bond decennali all'1% o sotto: "Perché gli investitori dovrebbero tenersi simili bond, date queste premesse?" Per di più il Giappone è da dieci anni che non sa come uscire da una situazione in cui i consumi dopo essere crollati non ripartono e i prezzi. "Dieci anni di 'passi nella giusta direzione' che non hanno portato a nulla".

Insomma, l'Abeconomics è una serie di buone intenzioni o, al più, una buona ricetta che non è destinata a produrre alcun risultato concreto? Il rischio esiste secondo Piglia, perché "se dici al mercato che vai fino in fodo, prima o poi r schi che il mercato ci creda e a quel punto le munizioni devi averle". Ma "il problema vero del Giappone è la demografia: sono 100 milioni di persone e tra 25 anni saranno 80 milioni, è assolutamente impossibile creare crescita in queste condizioni". A meno di non scatenare una guerra valutaria, tentando di sfruttare l'unica valvola di sfogo rimasta in assenza di una forte domanda interna: le esportazioni.

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