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Economia

Di Nicolò Boggian

I numeri certe volte possono essere fuorvianti e vanno letti con attenzione.
In questi giorni registriamo che Regione Lombardia ha costituito un fondo da un miliardo per le imprese lombarde che vantano crediti con la Pubblica Amministrazione, nello stesso momento la Camera di commercio di Monza e Brianza ha destinato 1 milione di euro per l’imprenditoria giovanile, mentre qualche settimana fa il governo destinava un miliardo abbondante per incentivare le assunzioni di giovani con bassa scolarità e allo stesso tempo continuava a “pagare” decine e decine di miliardi di euro per incentivi casse integrazioni, buonuscite e mobilità e ad annunciare il rimborso di centinaia di miliardi di euro di crediti della PA.

Aldilà dell’effetto annuncio, che come vedremo più avanti è spesso fuorviante nella realtà dei fatti, e della bontà delle questioni, colpiscono le proporzioni in gioco.
Se assumiamo, infatti, i dati citati come simbolici ed emblematici delle questioni politiche sottostanti, non ci resta che sottolineare come le risorse destinate ai giovani ed al futuro pesino in modo infinitesimale rispetto a quelle destinate a tutelare i diritti acquisiti e lo status quo.

Allo stesso tempo mentre si continua a bloccare il turn over nelle aziende pubbliche, non si mettono in discussione stipendi,pensioni d’oro e spese faraoniche.
In un momento di crisi totale manca del tutto la responsabilità della classe politica e dirigenziale del Paese nei confronti dei giovani e del futuro della nazione.
Nella situazione attuale non servono le buone idee ed i buoni propositi, ma sembra contare solo chi ha “il coltello dalla parte del manico”, che continua ad usarlo per ritagliarsi le fette più grosse della ricchezza e dei diritti invece di usarlo per tagliare gli sprechi e le cattive abitudini. Un diritto è reale se ha un grado elevato di universalità altrimenti è solo un privilegio. In Italia se si è onesti bisogna ammettere che lavoro, pensioni, sanità, casa, famiglia non sono diritti ma privilegi di alcuni rispetto ad altri.

Che cosa rimane dei tanti proclami che i vari governi hanno fatto sulle questioni giovanili, dei talenti e sul tema degli outsider?
La risposta è poco, molto e troppo poco.
A un giovane che vuole aprire un’impresa, e che è stato sedotto dai facili slogan dell’impresa a 1 euro, su due piedi consiglierei tuttora di aprire in Austria, in Canada, in Svizzera o in qualche paradiso fiscale.
Il decreto start up è “acqua fresca”, l'Agenda Digitale è ancora in ghiaccio, le spese per la banda larga sono bloccate in litiinterminabili e in questioni regolatorie o di potere.

Per aprire un’attività servono ancora una dozzina di autorizzazioni e la pressione fiscale non è mai stata così alta.
Esistono decine e decine di monopoli intollerabili e tariffe tra le più alte in Europa.
Tuttora la burocrazia e la Pubblica Amministrazione sono inefficienti , strumenti di gestione del consenso e di distribuzione di denaro, forme di welfare inique.
I finanziamenti vanno solo ad aziende mature -per essere buoni- e tradizionali, mentre quasi nulla va ad aziende che immaginano e si proiettano verso il futuro.
Dobbiamo ammettere che dei mille annunci fatti dai vari governi, “a terra” si è scaricato ben poco, come dimostra anche la lettera del prof. Ichino al Corriere della Sera, mentre continua il proliferare di norme, di regolamenti che non fanno altro che uccidere le nuove imprese, quelle sane e chi crea valore.
Sta, però, montando un movimento di opinione, di giovani, di donne e di “outsider”.
Persone nuove, istruite e consapevoli.

Alle prossime elezioni continueranno a cercare una nuova offerta, e continueranno a farlo anche in quella successiva e continueranno a esercitare una protesta, a volte silenziosa ma inesorabile, fino a che chi “ha il coltello”, non si convincerà a posarlo, speriamo prima che non rimanga più niente per nessuno.

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