Giustizia, processi più veloci e arretrato in calo: l’Italia centra i target del Pnrr
La macchina della giustizia italiana mostra segnali concreti di miglioramento. È quanto emerge dal primo report dell’Istat dedicato all’andamento dei procedimenti civili e penali, realizzato per monitorare i traguardi fissati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Negli ultimi sei anni si è registrata una significativa riduzione dei tempi processuali, un aumento della capacità di smaltimento delle cause e una forte contrazione dell’arretrato accumulato.
Uno degli obiettivi principali del Pnrr riguarda la riduzione della durata dei procedimenti civili. Nel 2025 per completare un iter che attraversi tutti i gradi di giudizio sono necessari in media 1.789 giorni, contro i 2.512 del 2019. Sebbene il target europeo di una riduzione del 40% non sia stato ancora raggiunto, il miglioramento è evidente, soprattutto in Cassazione, dove i tempi si sono ridotti in modo significativo.
Risultati ancora migliori arrivano dal settore penale. Qui il traguardo fissato dal Pnrr è stato raggiunto e superato: la durata media di un procedimento è passata da 1.392 giorni nel 2019 a 958 nel 2025, con una riduzione superiore al 31%.
Più cause chiuse e meno arretrati
A migliorare non sono soltanto i tempi. Cresce infatti anche la capacità degli uffici giudiziari di definire i procedimenti. Nel 2025, sia nel settore civile sia in quello penale, i procedimenti conclusi hanno superato quelli iscritti, contribuendo a ridurre il carico pendente e a rendere più efficiente il funzionamento della macchina giudiziaria.
Grazie a questo andamento, l’arretrato storico continua a ridursi. Rispetto al 2022 le cause pendenti sono diminuite dell’86,1% nei Tribunali e dell’86,7% nelle Corti d’Appello. Pur mancando ancora l’ultimo tratto per raggiungere il target europeo del 90%, il sistema si è avvicinato sensibilmente all’obiettivo.
Le riforme spingono l’efficienza
Secondo l’Istat, i progressi sono legati a diversi fattori. Tra questi figurano le innovazioni introdotte dalle riforme degli ultimi anni, la digitalizzazione dei procedimenti, il rafforzamento degli Uffici del Processo e l’arrivo di nuovo personale amministrativo e di supporto.
Anche l’impatto della pandemia, che aveva rallentato l’attività giudiziaria tra il 2020 e il 2021, appare ormai in gran parte assorbito. Negli ultimi anni gli uffici hanno recuperato terreno, riuscendo non solo a gestire i nuovi fascicoli ma anche a smaltire una parte consistente delle pratiche accumulate in passato.
Meno prescrizioni
Sul fronte penale emerge inoltre un altro dato significativo: continua a diminuire il numero dei procedimenti che si estinguono per prescrizione. Nelle Corti d’Appello la quota è passata dal 25,8% del 2019 al 19,4% del 2025.
Il quadro delineato dall’Istat è quindi quello di una giustizia più efficiente rispetto al passato, con processi più rapidi, meno arretrato e una migliore capacità organizzativa. Restano tuttavia differenze significative tra i vari uffici giudiziari del Paese, segno che il percorso di modernizzazione non è ancora concluso.

