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La nuova Gm completamente privata e ora affidata a un manager donna, la cinquantunenne Mary Barra fa cassa uscendo dal gruppo francese Peugeot, fresco di intervento dello Stato e gettonato dagli investitori cinesi di Dongfeng. Il colosso di Detroit ha infatti annunciato la vendita di tutta la quota del 7%, ovvero 24.839.429 azioni, che detiene nella casa automobilistica Psa.

Come si legge in una nota della società, Gm "sta facendo buoni progressi mentre rimane aperta a nuove opportunità". Il gruppo statunitense ha fatto sapere che si è trattato di un collocamento privato a investitori istituzionali. Gm aveva rilevato la quota all'avvio di un'alleanza strategica siglata a marzo 2012.

"La nostra quota doveva sostenere Psa negli sforzi per raccogliere capitale al momento della creazione dell'alleanza tra Gm e Psa e quel sostegno non è più necessario", ha detto il vicepresidente di Gm Steve Girsky, secondo cui "l'alleanza rimane solida con focus sui programmi congiunti per i veicoli, acquisto e logistica".

Il gruppo automobilistico di Detroit ha anche annunciato di avere venduto per 900 milioni di dollari la rimanente partecipazione, pari all'8,5%, nella sua ex divisione finanziaria Ally Financial. Resta però sconosciuta l'identità dell'acquirente. L'operazione fa seguito alla decisione del governo Usa di cedere la quota di maggioranza detenuta nel ex braccio finanziario di GM, che ha ricevuto un aiuto statale pari a 17,2 miliardi di dollari durante la crisi finanziaria in cui il gruppo è stato schiacciato dalle perdite legate ai mutui subprime.

Più in generale, lunedì il dipartimento americano del Tesoro ha annunciato di avere completato (con una perdita a carico dei contribuenti americani da 10,5 miliardi di dollari), l'uscita dal capitale di General Motors a cui aveva lanciato un salvagente da 49,5 miliardi di dollari nel pieno della crisi finanziaria. La cessione della quota in Ally, uno dei maggiori erogatori americani di credito del comparto delle quattro ruote, "libera capitali da asset non strategici e rafforza ulteriormente la nostra flessibilità finanziaria", ha detto il direttore finanziario di GM, Dan Ammann. Il colosso di Detroit prevede di incassare una plusvalenza di 500 milioni di dollari dalla cessione della quota.

Le novità odierne non si limitano alla cessione di Ally Financial. Sempre oggi Veba, il fondo pensionistico del sindacato statunitense del settore automobilistico United Automobile Workers, ha perso una prima battaglia proprio contro la casa di Detroit. Il giudice federale Avern Cohn ha infatti stabilito che GM non è responsabile del pagamento di 450 milioni dollari promessi dalla "Old GM" per soddisfare i benefit sanitari dei pensionati della casa automobilistica prima  dell'ingresso nella procedura di bancarotta controllata.

Il sindacato Uaw avevano citato in giudizio la "nuova" GM nel 2010, sostenendo che fosse obbligata, in virtù di un precedente accordo, a effettuare il pagamento per coprire le prestazioni mediche per i pensionati della sua ex controllata Delphi Corp. Il giudice ha però stabilito che l'intesa del 2009 tra GM e Uaw per il salvataggio della casa di Detroit ha superato tutti i precedenti accordi. Il sindacato sta ora valutando la decisione del giudice per stabilire se presentare ricorso in appello.

A Wall Street il titolo General Motors sta scambiando poco sopra la parità (+0,11%) a 40,21 dollari. La settimana del colosso automobilistico ha visto anche la rottura di un tabù: il giorno dopo l'uscita del governo Usa dall'azionariato, GM ha nominando una donna, Mary Barra, al vertice del gruppo, prima volta nel settore auto globale

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