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Economia
Governo, Squinzi sta alla finestra. Ecco le richieste di Confindustria


Di Andrea Deugeni
 

Giorgio Squinzi preferisce stare alla finestra. E vedere squadra e programma del nuovo governo in fieri prima di pronunciarsi se eventualmente le "risposte" che Confindustria attende potranno arrivare ora. Anche se si capisce che il nome di Lucrezia Reichlin, economista in forza alla London School of Economics con quasi in mano anche la promozione a vice di Mark Carney alla Banca Centrale d'Inghilterra e che Matteo Renzi vorrebbe alla guida del potente Ministero dell'Economia, oltre ad aver già ricevuto in queste ore la benedizione della Bce piace anche a Viale dell'Astronomia. In questo momento in cui all'interno del Pd si è consumato il ribaltone dell'ambizioso Renzi, Squinzi è attentissimo però a non rafforzare la convizione di quanti ritengono che la spallata decisiva al governo Letta sia arrivata proprio dalla Confindustria.Uno strale che mai dalla confederazione degli impenditori era deflagrato in maniera così potente verso Palazzo Chigi. Alterando i delicati equilibri all'interno dei Democratici e innescando così lo start alla staffetta Letta-Renzi.

Prima con il patto alla stadio durante Fiorentina-Sassuolo, poi con "il meglio andare votare" dalla Annunziata e infine con "l'ultimatum della bisaccia", il presidente della Confindustria sa bene di aver travalicato il tradizionale stile british con cui la propria associazione si approccia generalmente alle cose romane. Da qui, anche la precisazione di giovedì mattina dalla territoriale di Torino, mentre in Via del Nazareno stava per consumarsi lo psicodramma del "grazie Enrico", in cui Squinzi ha sottolineato che la Marcia digitale dei 40mila non era "una manifestazione a favore di un governo o di un altro che può arrivare o meno".

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I cahiers de doleance delle imprese sono noti. Il recupero dell'industrializzazione passa attraverso l'azionare sapientemente le leve del fisco, del costo del lavoro, della sburocratizzazione, delle riforme istituzionali, a partire dal Titolo V della Costituzione e della riduzione dei tempi certi della giustizia. Anche giovedì, dal palco dell'Unindustria Torino, Squinzi non ha perso l'occasione per rilanciare la ricetta della Confindustria per spingere la crescita economica: riduzione del cuneo fiscale, aumento della produttività stabilizzando le risorse destinate alla detassazione del salario di produttività. E poi riallinemento del costo dell'energia alla media europea, agendo soprattutto sulle componenti parafiscali della bolletta. Immissione, ancora, di liquidità nel sistema con il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione ("se ne stanno accumulato dei nuovi", ha denunciato pure Mr Mapei), rilancio degli investimenti privati con il credito d'imposta ed attuazione del piano per il dissesto idrogeologico. Infine, accelerazione del processo d'internazionalizzazione delle imprese, portando anche a compimento i trattati come quello sul libero scambio fra Usa e Ue.

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Stamattina, infine, mentre al Colle riprendevano le consultazioni dei partiti politici, Viale dell'Astronomia ha fatto uscire una nota in cui denuncia come "l’Italia sia sistematicamente arretrata nelle classifiche internazionali sul contesto amministrativo in cui operano le imprese". Condizione che "riduce gli investimenti, non solo dall’estero," e fiacca "la capacità del Paese di crescere". Quasi una velina per il giovane presidente del Consiglio in pectore in cui dal Centro Studi di Viale dell'Astronomia (CsC) spiegano che "una riduzione dell’1% dell’inefficienza della PA (misurata dalla difficoltà a raggiungerne gli uffici)" porta in dote "un incremento dello 0,9% del Pil pro-capite" e "un aumento dello 0,2% della quota dei dipendenti in imprese a partecipazione estera sul totale dell’occupazione privata non-agricola". E ancora: "Si può risparmiare fino a 1 miliardo tagliando i costi della Camera, perché in Italia la spesa per ciascun deputato è 9,8 volte il Pil pro-capite, contro il 6,6 del Regno Unito". Caro Renzi, a buon intenditor...

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