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Economia
Grecia, l'accordo si farà, occasioni d'investimento ad Atene

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

Come comportarsi in Borsa prima del referendum di domenica in Grecia? E dopo? Come investire se vincerà il "sì"? E, se al contrario, vincerà il "no"? Affaritaliani.it lo ha chiesto a Marco Parini (nella foto sopra), direttore investimenti di Che Banca!, gruppo retail di Mediobanca.

Con un guadagno del 18% nel primo semestre del 2015, Piazza Affari è stata fino ad ora la migliore Borsa d'Europa. Questa ultima settimana, però, a causa del caos Grecia, il listino milanese ha registrato delle brusche virate. Come devono comportarsi gli investitori sul listino milanese in queste ore prima del referendum ellenico?
"Consiglierei loro di rimanere investiti e di non farsi prendere dal panico. Paradossalmente, se gli investitori avessero smobilizzato le proprie posizioni lunedì (giorno in cui Piazza Affari ha perso oltre il 5%, ndr) anzichè oggi avrebbe perso di più di quanti, al contrario, fossero usciti dalle proprie posizioni oggi. Alla fine, il rimbalzo che c'è stato è un segnalo buono. E' chiaro che tutto, comunque, porta volatilità".

Come dovrebbero comportarsi invece gli investitori se poi nel referendum vincerà il "no"? E se, al contrario, vincerà il "sì"?
"Dalle ultime parole del primo ministro greco Alexis Tsipras e del suo ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, il responso del referendum non equivale a una votazione sull'euro. Ma è da intendersi, secondo le affermazioni del governo ellenico, come un qualcosa che può dare al governo di Atene maggiore o minore potere contrattuale e che può eventualmente tutelarlo dal punto di vista politico in un accordo al ribasso. Detto questo, indipendentemente dall'esito del voto, sarà rilevante capire che cosa verrà negoziato poi fra le parti, come la ristrutturazione del debito. Punto che è, come dice anche il Fondo Monetario Internazionale, l'unico mondo per evitare che il problema Grecia si riproponga a breve. E' il modo più intelligente per sistemare la situazione. Il caso peggiore in assoluto, ma che al momento il mercato sembra non prendere in considerazione, è il fatto che indipendentemente dal voto non ci sarà un accordo e che la Bce possa chiudere poi il rubinetto alle banche greche, lasciando il Paese in default e aprendo la strada all'uscita di Atene dall'euro. Uno scenario che ne introdurrebbe poi di peggiori, come l'attacco da parte della speculazione finanziaria agli altri Paesi del Sud Europa. Personalmente, sono convinto che una soluzione verrà trovata e la chiave sta nella ristrutturazione del debito". 

Ma una ristrutturazione del debito greco non spaventerebbe gli investitori?
"Non credo che in questi scenari di mercato sia un grossisimo problema: gli investitori hanno già scontato un intervento sul debito e sono pochi quelli che non hanno scommesso su questo".

Consiglierebbe agli investitori esteri, invece, di investire in Grecia?
"In questo momento no: la situazione è troppo incerta. Si investe soltanto quando c'è certezza. Le scommesse si possono fare in maniera marginale, ma assolutamente non ora".

E dopo il referendum?
"Più che dopo l'esito della votazione, direi dopo il raggiungimento di un accordo fra le autorità greche e i creditori internazionali. Il referendum è un tema esclusivamente greco che toglierà o darà potere contrattuale a Tsipras e a Varoufakis nei confronti del Brussels Group. In un secondo momento, di fronte a uno scenario più certo, non investirei in maniera tout court, ma andando sui singoli settori e su aziende che stanno bene".

E quali?
"La scelta non è tanto settoriale, quanto su singoli nomi di aziende. In particolare, gettonerei quelle che non hanno solo un raggio di azione locale, ma anche internazionale".

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greciaatenetsiprasmediobancache bancapariniinvestimentiborsa

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