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Economia
La Grecia alle urne il 25 gennaio. Syriza favorita

La Grecia torna a far tremare l'Europa. Il Parlamento di Atene non è riuscito al terzo e decisivo voto a eleggere il successore di Karolos Papoulias alla presidenza della Repubblica. Stavros Dimas, il 73enne ex-commissario Ue candidato dal governo di Antonis Samaras, ha incassato 168 voti, lontano dal quorum di 180 (su 300) necessari per la nomina. Il cammino ora è segnato. In base alla Costituzione ellenica il Parlamento sarà sciolto entro dieci giorni. Il premier ha già proposto che il voto politico anticipato si tenga il 25 gennaio. E in testa a tutti i sondaggi con un vantaggio tra i due e i sei punti sul centrodestra di Samaras c'è Syriza, il partito di sinistra che vuole cancellare parte dell'austerity già concordata con la Troika e chiede un taglio netto dei 303 miliardi di debito greco, in mano per l'80% proprio a Bce, Ue e Fondo Monetario Internazionale.

Chiusura in rosso ma ben lontana dai minimi di seduta per Piazza Affari. Il Ftse Mib, che era arrivato a perdere quasi il 3% dopo l'annuncio che il Parlamento greco non era riuscito ad eleggere il presidente della Repubblica, aprendo la strada alle elezioni anticipate, ha perso l'1,15% a 19.130 punti. Anche la Borsa di Atene ha arginato il crollo, chiudendo in ribasso del 3,91% dopo essere arrivata a perdere l'11% circa. "Nonostante i sondaggi vedono in netto vantaggio il partito di sinistra Syriza, contrario alla politica di austerity imposta dall'Europa, l'uscita dall'euro non è immaginabile", ha commentato un analista. Tra le blue chip, venduti i titoli bancari con lo spread che si e' allargato in area 143 punti: Unicredit -2,55%, Intesa Sanpaolo -2,32%.

"Chiunque sarà eletto - ha messo le mani avanti nei giorni scorsi il ministro alle Finanze tedesco Wolfgang Schauble - dovrà rispettare gli impegni presi dai precedenti governi". Samaras è convinto che la polarizzazione della campagna elettorale ("Noi o loro, l'Europa o il caos" è il mantra ripetuto nei giorni scorsi) ribalterà i sondaggi. "Sono sicuro che alla fine vinceremo noi", ha detto in un'intervista in tv sabato. E in quel caso con ogni probabilità potrebbe presentarsi davanti alla Troika per firmare entro fine febbraio, la data ultima fissata dalla Troika per un'intesa, la chiusura del piano di salvataggio da 240 miliardi della Grecia. Bruxelles & C. chiedono nuove tagli attorno ai due miliardi. Ma a quel punto non dovrebbe essere difficile far quadrare il cerchio.

La partita sarà molto più complessa in caso di vittoria di Alexis Tsipras, il leader carismatico di Syriza. Il primo problema è il tempo. Ben difficilmente il partito riuscirà ad ottenere la maggioranza assoluta necessaria per governare da solo. Le prime settimane dopo il voto se ne andranno per cercare nuovi alleati. Il secondo è di contenuti. Tsipras ha promesso ai greci l'aumento delle pensioni, il ritorno della tredicesima per i pensionati poveri, l'aumento dello stipendio minimo e elettricità gratis per le famiglie non abbienti, oltre a un maxi piano di investimenti pubblici. Fumo negli occhi della Troika. Syriza è convinta che la Ue non può permettersi di far uscire la Grecia dall'euro e alla fine farà concessioni. I falchi sono certi che Tsipras modererà i toni e le richieste anche perché dovrà rivedere i suoi piani alla luce delle alleanze necessarie a formare un esecutivo. Un braccio di ferro che con ogni probabilità terrà con il fiato sospeso mercati ed euro per tutto l'inizio del 2015.

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