
Di Andrea Deugeni
“Ci hanno appena approvato (il Servizio Federale Antitrust russo, ndr) l’autorizzazione all’acquisizione del 38,5% di Ingosstrakh. Adesso vediamo. Dobbiamo valutare bene la situazione”. Risponde così ad Affaritaliani.it, al termine dell’assemblea, il group Ceo delle Generali Mario Greco sulla politica di espansione del Leone a Mosca. Un Paese dove, grazie all’accordo con il finaziere ceco Petr Kellner, il gruppo triestino è appena riuscito a mettere le mani anche sulla quota che Generali Ppf, attraverso la controllata Ppf Beta (49% di Trieste e 51% di Kellner), ha nella terza compagnia russa. Una società dove fino a questo momento Generali non aveva diritto di voto (nonostante possedesse indirettamente il 19%) a causa dei pessimi rapporti fra il finanziere ceco, partner del Leone, e il bizzoso magnate di Mosca Oleg Deripaska. Ma l’Est Europa e, in genere tutto il mercato asiatico, è una delle grandi frontiere di espansione della compagnia triestina assieme all’America Latina. Quei Paesi Emergenti la cui classe media fa gola a Generali che ha oggi il 70% del suo business in Europa Occidentale, politica aziendale che però non riflette i driver dell’economia mondiale.
L’accordo con Kellner che consentirà a Generali di salire al 100% nel 2014 ha portato anche in dote lo sblocco dello stallo in Ingosstrake, dato che già a gennaio Greco aveva incontrato Deripaska per valutare il da farsi in una compagnia per la cui quota Trieste con la precedente gestione Perissinotto aveva anche intavolato trattative per vendere tutto, dopo mesi di estenuante immobilismo, alla banca russa Vtb, istituto dove il Leone è azionista con l’1%.
Se dunque dopo due mesi la compagnia assicurativa ha deciso di aumentare la sua esposizione in Ingosstrakh, ritiene anche evidentemente di avere delle carte da giocare nello sviluppo del business nel mercato delle polizze vita e danni al di là degli Urali. E Greco ora, che ha fatto sapere che dedicherà le prossime settimane “a visitare il management della controllata in Est Europa“, valuterà il dossier da vicino. Una priorità, anche se è consapevole che si tratta di “un mercato non facile”, ma che ha “dimensioni interessanti e sta cambiando”. Non escludendo anche la vendita nel caso Deripaska continui a far la guerra (Trieste dovrebbe nominare a maggio tre suoi consiglieri su none nel Cda) e decida di non mollare la presa.
