
Il rapporto tra Beppe Grillo e la finanza non è stato certamente facile in questi anni: se da un lato il comico genovese leader carismatico del Movimento 5 Stelle ha più volte bacchettato i maggiori protagonisti di Piazza Affari, dall’altro si sono moltiplicate le espressioni di solidarietà verso le piccole e medie imprese italiane, con particolare attenzione per quelle del Veneto, regione, ricorda Grillo sul suo blog, dove un imprenditore “non accetta l’idea del fallimento” e dove “la chiusura di un’azienda è un evento che non può succedere. Non è contemplato. I suoi dipendenti sono spesso persone con cui lavora insieme ogni giorno in ufficio o in fabbrica”.
Così al Veneto, “patria delle piccole e piccolissime imprese, dei distretti industriali“, piagata dalla “lunga linea d’ombra degli imprenditori suicidi, 40 dall’inizio della crisi”, il leader di M5S ha dedicato una crescente attenzione, ricambiata, culminata nell’incontro a Treviso con 400 imprenditori durante le tappe conclusive dello “Tsunami tour”. Mentre i rapporti con Sergio Marchionne, il “re magio moderno che porta ai lavoratori la chiusura delle fabbriche invece che mirra e diritti sindacali” e che però “nel periodo 2004-2009 ha totalizzato compensi in azioni per 255 milioni di euro”, pari a circa “1.037 volte lo stipendio di un suo dipendente medio”, sono rimasti gelidi.
Beppe, già celebre per aver lanciato nel 2007 l’iniziativa “Shareaction, riprendiamo Telecom” che lo portò a partecipare all’assemblea di Telecom Italia arrivando a chiedere le dimissioni dell’intero Cda, non ha certo risparmiato “bacchettate” a molti dei grandi nomi di Piazza Affari, dai Moratti (“in Italia ci sono dei miti, uno di questi è il capitalismo buono dei Moratti”, una famiglia che “spende per la sicurezza di oltre 2 mila operai della sua fabbrica” di Sarroch, “meno di quanto spende per lo stipendio del portiere dell’Inter, Julio Cesar”), a Cesare Geronzi e Sergio Cragnotti, finiti sul banco degli imputati assieme all’allora governatore di Banca d’Italia, Antonio Fazio (poi invitato esplicitamente a dimettersi nel settembre 2005 all’epoca dello scandalo sull’Opa Antonveneta) fin dai tempi dei crack Parmalat e Cirio, per finire con l’ex numero uno di UniCredit e attuale presidente di Mps, Alessandro Profumo, che per Grillo “è inadeguato” a guidare Mps, come ha dichiarato il leader del Movimento 5 Stelle all’ultima assemblea dell’istituto senese.
Tutto l’opposto di quella “corrispondenza d’amorosi sensi” che sembra aver portato all’”endorsment” da parte dell’imprenditore veneto forse più illustre di tutti, Leonardo Del Vecchio, secondo cui anche l’ipotesi di Grillo premier non deve essere esclusa pregiudizialmente. “Perché no” ha risposto il proprietario di Luxottica a chi gli chiedeva un parere, aggiungendo: “a me poi questo fatto di ragionare sulle idee non dispiace”, anche perché il successo di M5S “ringiovanisce un po’ chi ci comanda”, cosa che non sembra dispiacere troppo anche ai mercati che “non vanno male, hanno perso solo il primo giorno”. Altro che “inciuci”, insomma, per Del Vecchio meglio “che cambino! Anche se rifanno tutto non va male, se continuano a nominare gli stessi allora è lavoro per niente: io aspiro al cambiamento”.
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Fiducia in Grillo e nei suoi giovani deputati e senatori anche da parte dell’imprenditore vicentino Francesco Biasion, titolare di Bifrangi (una tra le più importanti aziende a livello mondiale nello stampaggio a caldo), che ha fatto “outing” spiegando di aver votato M5S “a testa alta”, mentre Andrea Bolla, presidente di Confindustria Verona (e vicepresidente di Confindustria a livello nazionale) ha ammesso che dopo “un certo smarrimento” iniziale, perché “un cambio così drastico e il rischio dell’ingovernabilità”mettevano paura a molti (“e personalmente ancora ho timore”), diversi colleghi imprenditori “adesso stanno iniziando a pensare che da Grillo possa venire una spallata netta alla burocrazia e ai costi della politica. Riforme sacrosante“.
Sintetizza efficacemente i sentimenti sempre più pro-Grillo di molti piccoli e medi imprenditori italiani Enrico Carraro, a capo dell’omonimo gruppo e vice presidente di Confindustria Veneto, che pur non avendo votato Grillo ammette di capire “chi ha preferito lui a Berlusconi“, anche perché pure lui come Del Vecchio “tra i nuovi eletti ho visto persone emozionate e per bene”, volti giovani da cui può venire una spinta a riforme ormai ritenute indispensabili per rimettere in moto l’economia reale, al 70% rappresentata da aziende di piccola e media dimensione che sembrano soffrire più i ritardi sui pagamenti, gli intoppi burocratici e ciò che considerano un eccesso di sindacalizzazione della manodopera che non l’euro o la concorrenza mondiale. Sarà amore vero o un semplice avvicinamento tattico, magari anticipatore di una distensione dei rapporti anche tra i grandi gruppi quotati a Piazza Affari e i “grillini” ormai sbarcati in Parlamento? La sensazione è che lo scopriremo a breve.
Luca Spoldi
