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Guerra in Iran, il conto arriva anche su bus e trasporti locali: benzina, energia e prezzi mettono il freno a mano all’Italia

L’escalation in Medio Oriente può far salire i costi operativi delle aziende del trasporto pubblico, già alle prese con PNRR, manutenzioni e rincari energetici

Guerra in Iran, il conto arriva anche su bus e trasporti locali: benzina, energia e prezzi mettono il freno a mano all’Italia

Dopo la stangata del 2022 il settore teme una nuova emergenza, mentre il governo valuta misure su accise, ETS e prezzo del gas

“Quali economie leader pagheranno il prezzo più alto per la guerra in Iran?” È la domanda che si è posto il Finacial Times. L’analisi condotta da Oxford Economics su 15 economie evidenzia che l’impennata dei costi energetici avrà un impatto maggiore su alcuni Paesi del vecchio Continente, tra cui l’Italia, con un incremento significativo (oltre un punto percentuale) dell’inflazione nel quarto trimestre del 2026.

L’Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance) pone l’attenzione sul possibile aumento dei prezzi dei materiali da costruzione e dell’energia in un momento delicato in cui la filiera delle costruzioni è impegnata nelle scadenze programmatiche dei cantieri del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (30 giugno 2026, per la maggior parte delle opere), a cui si aggiunge la Cna Trasporti per quanto riguarda gli autotrasportatori.

Il settore del TPL non è da meno, caratterizzato, da un lato, da un imponente cambiamento dovuto ai tanti progetti PNRR, dall’altro, dalla gestione ordinaria dei servizi. In questo quadro di crescente preoccupazione il Presidente del Consiglio, in un intervento al Senato dello scorso 11 marzo, ha dichiarato l’azione del Governo: “Sui carburanti, stiamo valutando anche di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile”.

Ma non solo carburanti, la Premier ha annunciato che “A livello europeo stiamo chiedendo, in attesa della revisione annunciata, di sospendere urgentemente l’applicazione dell’Ets alla produzione di elettricità da fonti termiche, cioè dal termoelettrico. Si tratta di un provvedimento che serve subito, e almeno fino a quando i prezzi globali delle fonti energetiche fossili non torneranno sui livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente”.

L’intenzione del Governo è di “agire anche sui costi regolatori e infrastrutturali che amplificano artificialmente il prezzo del gas, in particolare le tariffe di trasporto lungo le rotte di importazione. Un’altra opzione che chiederemo di approfondire è la costituzione di un servizio di liquidità di gas a disposizione del gestore del sistema di trasmissione nazionale, sulla base di procedure competitive definite che consentano di individuare fornitori disposti a immettere gas sul mercato nazionale, a prezzi prestabiliti, in caso di necessità”.

Interventi che risultano necessari anche per il settore del TPL dove carburante ed energia costituiscono una parte rilevante della struttura dei costi operativi (tra il 18% ed il 25%, a seconda delle realtà territoriali).

Vi è da dire, ai primi segnali dei rincari dei prezzi del carburante, che il ministro Urso, d’intesa con le altre Amministrazioni, ha convocato una riunione d’urgenza della cabina di regia della “Commissione di allerta rapida” per un’analisi dell’andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi e per fornire immediati riscontri al Governo, utili a verificare la necessità di eventuali interventi e la loro natura, qualora dovessero persistere adeguamenti al rialzo dei listini riconducibili a fenomeni speculativi.

È inutile nasconderlo, se questa crisi dovesse perdurare, sarebbe inevitabile non pensare alla crisi del 2022, dove gli aumenti dei prezzi dei carburanti (gasolio e metano) hanno generato, per le aziende di TPL, maggiori costi stimati in oltre 320 milioni di euro. L’aumento dei costi energetici dovuti all’incremento del costo dell’energia elettrica ha aggiunto ulteriori 160 milioni di euro nel solo secondo quadrimestre del 2022.

Mezzo miliardo di maggiori costi il cui impatto ha messo a rischio la stabilità finanziaria delle aziende di Trasporto Pubblico Locale, già provate dal periodo pandemico, rendendo difficile la copertura dei costi di esercizio. Per far fronte a questa situazione è dovuto intervenire il Governo con misure di sostegno come il credito d’imposta per l’acquisto di carburante e stanziamenti per i rincari attraverso specifici ristori.

Se da un lato, quello degli automobilisti, si apprende il raggiungimento di importanti risultati a seguito delle azioni di controllo imposte dal MIMIT, dall’altro, dal punto di vista del settore del TPL già gravato (ma in ripresa) dalla pandemia da Covid-19, non sarebbe plausibile e sostenibile sopportare una ulteriore crisi economico-finanziaria.

Sebbene il caro carburante spinga gli automobilisti a cercare alternative, il sistema del TPL è sottoposto a una forte tensione operativa e finanziaria a causa degli aumenti dei costi di gestione, unitamente ai costi per le manutenzioni ed il reperimento di materiali di ricambio, che influiscono sulla gestione del parco mezzi. Il contesto è di estrema incertezza, con il rischio di una “rivoluzione permanente” nel mercato energetico che rende difficile la pianificazione dei costi per il trasporto pubblico a medio termine.

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