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Frode sull’Everest, turisti drogati per simulare emergenze e attivare falsi soccorsi. Il caso choc

Indagine in Nepal: in tre anni coinvolti circa 4.800 alpinisti, con truffe alle assicurazioni stimate in 20 milioni di dollari

Frode sull’Everest, turisti drogati per simulare emergenze e attivare falsi soccorsi. Il caso choc
everest ape

Una vasta frode nel settore del turismo d’alta quota è emersa sul Monte Everest, dove alcune guide locali sono accusate di aver somministrato sostanze ai turisti per indurre sintomi simili al mal di montagna. Lo scrive l’Ansa. L’obiettivo sarebbe stato quello di spingerli a richiedere costosi soccorsi in elicottero, poi utilizzati per truffare le compagnie assicurative.

Secondo quanto emerso dall’indagine della polizia nepalese, il sistema avrebbe coinvolto circa 4.800 alpinisti tra il 2022 e il 2025, generando profitti illeciti per circa 20 milioni di dollari. Undici persone sono state arrestate in relazione a circa 300 casi sospetti di falsi salvataggi.

Il meccanismo prevedeva l’aggiunta di sostanze, come lievito in polvere o farmaci diluiti in quantità eccessive di acqua, nei pasti degli escursionisti. Questo provocava disturbi come nausea, vertigini e dolori muscolari, spingendo i turisti ad accettare evacuazioni d’emergenza.

Una volta attivato il soccorso, i costi venivano gonfiati: anche voli condivisi venivano fatturati come trasporti individuali. Il sistema si reggeva su documentazione falsificata, tra cui registri di volo e referti medici, spesso con la complicità di operatori del settore turistico, compagnie di elicotteri e strutture sanitarie.

Le autorità nepalesi hanno sottolineato come la vicenda danneggi gravemente l’immagine del Paese. Non si tratta però di un fenomeno del tutto nuovo: già in passato erano emersi casi simili, che avevano spinto il governo a promettere controlli più severi per tutelare il settore del trekking e la sua reputazione internazionale.