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Guerra in Iran, l’esperta non ha dubbi: “Carburanti? I prezzi non si abbasseranno subito”. Ecco perché proprio l’Italia è il Paese più esposto alla crisi

L’intervista di Affaritaliani a Veronica De Romanis, già membro del Consiglio degli Esperti presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze e docente di Economia Europea alla Luiss Guido Carli

Guerra in Iran, l’esperta non ha dubbi: “Carburanti? I prezzi non si abbasseranno subito”. Ecco perché proprio l’Italia è il Paese più esposto alla crisi

Crisi energetica, l’esperta: “L’Italia soffre più degli altri, ecco perché le bollette non caleranno a breve”

Mentre la tregua tra Stati Uniti e Iran resta fragile e carica di incognite, i mercati energetici continuano a risentire di un equilibrio instabile, con ripercussioni su prezzi, crescita e prospettive economiche. Sullo sfondo, il nodo della sicurezza delle rotte strategiche e della dipendenza energetica europea torna al centro del dibattito, riaprendo interrogativi sulla tenuta delle economie più esposte.

In questo contesto, l’Italia si presenta con vulnerabilità strutturali che la rendono più fragile rispetto ad altri partner europei, tra alto debito pubblico e forte dipendenza dalle importazioni energetiche. Ma quali sono i rischi concreti nel breve e nel lungo periodo? E quali strumenti ha davvero l’Europa per affrontare questa nuova fase di incertezza?

A fare chiarezza è Veronica De Romanis, già membro del Consiglio degli Esperti presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze e docente di Economia Europea alla Luiss Guido Carli e alla Stanford University di Firenze, che ad Affaritaliani analizza l’impatto della crisi, i limiti delle politiche economiche attuali e le possibili strategie per rafforzare la resilienza italiana ed europea.

La crisi in Medio Oriente e la tregua fragile tra Stati Uniti e Iran stanno già producendo effetti economici. In che fase ci troviamo oggi e quali sono i rischi per l’Italia?

“Siamo in una fase di tregua di cui non sappiamo quanto durerà. Gli impatti sono quelli noti, sia sui prezzi sia sulla crescita. È chiaro che la situazione non è né stabile né certa, e questo non fa bene né alla crescita né al controllo dei prezzi.

A livello europeo ci sono Paesi che si trovano ad affrontare questa ennesima emergenza con una situazione più vulnerabile rispetto ad altri. Questo dipende dalla dipendenza energetica e dai margini di bilancio, cioè da quanto è alto il debito pubblico in rapporto al PIL. L’Italia purtroppo presenta entrambe le vulnerabilità: è un Paese molto dipendente e con un debito sul PIL molto elevato. Questo rende la nostra situazione più problematica rispetto ad altri Paesi europei”.

Se questa tregua dovesse durare, potrebbero esserci effetti positivi immediati sul fronte economico, ad esempio sulle bollette?

“No, perché una volta che i prezzi salgono ci vuole molto tempo prima che tornino ai livelli precedenti. Questo spiega anche l’irrazionalità del conflitto e di chi lo ha deciso, cioè Donald Trump. Anche se questa tregua dovesse evolvere verso una fine del conflitto – cosa che non possiamo sapere – non si tornerà a breve a una situazione come quella pre-conflitto.

Inoltre, questa guerra ha dato all’Iran un’arma in più: la possibilità di aprire o chiudere lo Stretto di Hormuz. È uno strumento che verrà utilizzato e che rende il regime più forte rispetto a prima. È importante capire che non siamo tutti nella stessa situazione, cioè non affrontiamo questa emergenza con le stesse condizioni. Questo spiega perché, in questa fase, soluzioni a livello europeo non siano così facili.

Penso, ad esempio, alla richiesta fatta da Giorgia Meloni di sospendere il Patto di stabilità, come durante il Covid. Ma il Covid è stata una crisi generalizzata, con una recessione intorno al -7/-8%. Oggi non siamo in questa situazione: non siamo ancora in territorio negativo e alcune economie sono più attrezzate della nostra. Quindi non è una crisi generalizzata”.

Quali strumenti ha oggi l’Europa per limitare questi effetti economici?

“L’Europa, all’interno delle regole del Patto di stabilità, ha previsto clausole di salvaguardia a livello nazionale. Tra l’altro, queste regole – riviste nel 2024 – sono state negoziate e firmate dall’attuale governo, quindi dovrebbero essere ben conosciute. Se si vuole, queste clausole si possono utilizzare. Tuttavia, il governo chiede misure generalizzate, mentre la risposta europea è che non ci sono le condizioni per definire questa una crisi che coinvolge tutta l’area.

La domanda è: per fare cosa? Perché se si chiede di spendere di più per finanziare misure come la riduzione delle accise – già prorogata più volte – forse non è la scelta più opportuna. Lo abbiamo visto con il governo Draghi: misure di questo tipo, costate circa 9 miliardi, sono regressive, perché avvantaggiano di più i redditi più alti, e distorsive, perché incentivano il consumo di qualcosa che invece dovrebbe essere ridotto. In sostanza, si sussidia una domanda che andrebbe contenuta”.

Nel lungo periodo, quali rischi e quali priorità per l’Italia e per l’Europa?

“Quello che dobbiamo fare è trasformare l’ennesima emergenza in un’opportunità. È chiaro che dobbiamo ridurre la nostra dipendenza energetica. Lo abbiamo fatto abbastanza bene dopo l’invasione russa dell’Ucraina, riducendo la dipendenza dal gas russo. Ora dobbiamo continuare su questa strada.

Questo significa andare verso una transizione energetica che, per alcuni in Europa, per motivi ideologici è diventata un tabù. Va rimessa al centro del dibattito, magari corretta in modo più graduale. Ma dobbiamo capire che serve una combinazione di energia nucleare ed energie alternative”. 

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