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Guerra in Medio Oriente e mercati: i Treasury non fanno più da porto sicuro

Le tensioni in Medio Oriente hanno innescato un aumento dei prezzi dell’energia, riaccendendo le pressioni inflazionistiche e mettendo in dubbio il ritorno al target del 2% della Fed

Guerra in Medio Oriente e mercati: i Treasury non fanno più da porto sicuro

Treasury statunitensi e crisi in Medio Oriente: perché l’aumento dell’energia riaccende i timori di inflazione

I Treasury statunitensi sono solitamente considerati un porto sicuro quando cresce l’incertezza. Questo scenario, tuttavia, non si è verificato di fronte all’escalation delle tensioni in Medio Oriente. Invece del classico movimento “risk off” a favore dei Treasury, la reazione prevalente è stata “inflazione in aumento” e non “avversione al rischio”.

Le interruzioni nelle forniture energetiche dal Medio Oriente hanno provocato un forte aumento dei prezzi spot dell’energia. I costi energetici incidono su quasi tutti i settori, complicando un quadro inflazionistico che già mostrava segni di miglioramento molto lenti. La prospettiva di un ritorno dell’inflazione verso il target del 2% fissato dalla Fed ha cominciato ad apparire meno certa, costringendo i mercati a riconsiderare l’ipotesi di imminenti tagli dei tassi.

Il movimento si è manifestato rapidamente sulla parte breve della curva, dove i rendimenti sono saliti in seguito al ricalibramento delle aspettative verso una Fed che potrebbe mantenere i tassi invariati più a lungo. Anche nella parte più lunga della curva i rendimenti sono aumentati, sebbene in misura minore, riflettendo l’incertezza sull’inflazione, le dinamiche fiscali e il rischio geopolitico, con deficit persistenti che rafforzano una visione “higher for longer”. Anziché orientarsi istintivamente verso i Treasury, il mercato ha ampliato il proprio ventaglio di strumenti.

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