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Economia
Guerra Russia-Ucraina, anche Generali abbandona Mosca. Stop di Toyota e VW
Philippe Donnet, amministratore delegato di Generali 

Honda ha esportato appena tremila vetture e due ruote lo scorso anno e non possiede fabbriche. Procede, per il momento, l'attività di Nissan, che dispone di un impianto a San Pietroburgo da cui sono uscite lo scorso anno 45mila veicoli. A seconda dell'evoluzione delle forniture e dell'impatto delle sanzioni, Mitsubishi Motors, che gestisce uno stabilimento vicino a Mosca con il gruppo Stellantis, non ha escluso di sospendere la produzione e le vendite nel Paese.

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Ha fatto le valigie da Mosca anche il danaroso fondo sovrano norvegese, il più grande del mondo, il cui portafoglio in Russia prima della fine del 2021 conteneva partecipazioni in 51 società con le quote maggiori nei colossi Gazprom, Sberbank e Lukoil, che insieme rappresentavano i due terzi del totale e del valore di circa 27 miliardi di corone (3,03 miliardi di dollari), ma che da gennaio, a causa della guerra in Ucraina e delle sanzioni economiche, si è ridotto del 90%.

Ma da domenica, da quando cioè Usa, Gran Bretagna, Unione Europea e Giappone si sono allineate sul blocco della Russia dalla piattaforma Swift per i pagamenti internazionali, sono state molte le multinazionali che hanno abbandonato il mercato dell’ex Urss.

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La prima pesante defezione che ha fatto quasi scattare un effetto domino è stata quella di British Petroleum. Il gruppo britannico ha annunciato la vendita del proprio 19% nel capitale (pacchetto che aveva comprato nel 2013) del colosso petrolifero Rosneft che a stretto giro si è visto stracciare un accordo per le esplorazioni in Siberia da parte del competitor statale norvegese Equinor, attivo sempre nel business dell’oro nero. Il gruppo francese del greggio Total ha dichiarato che non finanzierà nuovi progetti in Russia, mentre Exxon Mobil ha iniziato a rimpatriare i dipendenti.

Eni inaugura un Innovation Outpost nella Silicon Valley
Claudio Descalzi, amministratore delegato dell'Eni

Sempre fra i gruppi energetici, Shell intende tagliare i ponti con Gazprom nella joint-venture nel Gnl. Legami invece già recisi dall'Eni che venderà il proprio 50% nel gasdotto Blue Stream che collega la Russia alla Turchia, business in coabitazione con il gigante del metano guidato da Aleksej Miller.

E le italiane Cdp e Intesa-Sanpaolo, che a fine 2021 avevano aderito al pool di finanziatori con 500 milioni di euro di Arctic Lng 2 di Novatek (progetto da 21 miliardi di dollari per lo sviluppo e la costruzione di un impianto di estrazione di gas naturale in Siberia) intendono, secondo quanto riferito da Reuters, recedere dal contratto. 

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Mentre tutte le principali compagnie aeree del mondo hanno sforbiciato i voli verso Mosca e il consorzio europeo Airbus e il produttore americano Boeing hanno fatto sapere di sospendere ogni operazione manutentiva in Russia, a cui si aggiunge la sostituzione dei pezzi di ricambio degli aerei del vettore nazionale Aeroflot, i giganti dei trasporti marittimi Msc e Maersk hanno sospeso il trasporto container da e per i porti russi. Le carte di credito Usa Visa e Mastercard hanno bloccato alcuni istituti russi dalla loro rete, tanto che i consumatori russi si son visti rifiutare i pagamenti sui Pos

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L’austriaca Raiffeisen Bank International sta valutando la possibilità di lasciare la Russia, primo istituto bancario europeo a tagliare i ponti con Mosca. Come Volkswagen e Toyota, anche i produttori automotive Volvo, General Motors, Harley-Davidson e Jaguar Land Rover, hanno interrotto le esportazioni in Russia. La società finlandese di tlc Nokia si è unita alla svedese Ericsson e interromperà le consegne.

La Paramount Pictures ha interrotto la distribuzione di film. La società madre di Facebook, Meta, limiterà l’accesso ai media statali russi Rt e Sputnik sulle sue piattaforme nella Ue, come pure YouTube, gestita da Google (Alphabet), mentre sempre fra i giganti del tech Apple ha interrotto le vendite online e la fornitura di pezzi di ricambio per gli iPhone.

Fra le ultime defezioni anche quella di H&M (la nota catena di abbigliamento svedese ha annunciato di aver sospeso le vendite della propria merce in Russia, seguendo così decine di altre aziende sulla strada della fuga) e Ikea che abbasserà per sempre le serrande dei suoi 17 outlet nel Paese in cui non si può più spedire nulla: la totalità della logistica in entrata e in uscita era affidata a FedEx, Ups e Dhl, che hanno dato forfait all’unisono.

(Segue...)

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