Uno dei nomi più conosciuti dello shopping di lusso britannico cerca capitali per evitare il crac. Harvey Nichols è in vendita da giugno e una possibile acquisizione da parte di Mike Ashley non si è ancora chiusa.
Mike Ashley offre 40 milioni di sterline, la vendita della catena resta ancora senza accordo
Harvey Nichols potrebbe esaurire la liquidità entro un anno senza nuovi investimenti. L’allarme arriva dai vertici della storica catena britannica del lusso, mentre circa 1.200 dipendenti attendono l’esito della ricerca di un compratore. Il marchio è stato messo in vendita a giugno dal proprietario Dickson Poon, che controlla Harvey Nichols dal 1991. Mike Ashley, fondatore di Sports Direct e figura di riferimento di Frasers Group, ha presentato un’offerta nell’ordine dei 40 milioni di sterline, ma l’operazione non è ancora arrivata a una conclusione.
I conti spiegano l’urgenza. Harvey Nichols non registra utili dalla pandemia e nel 2025 ha accumulato 105 milioni di sterline di perdite. La crescita dell’e-commerce e gli elevati costi di gestione hanno ridotto ulteriormente gli spazi per un modello fondato sui grandi magazzini e sulle sedi fisiche. Fondata nel 1831, Harvey Nichols è diventata uno dei marchi simbolo del retail britannico insieme a Harrods e Selfridges. La sede più riconoscibile resta quella di Knightsbridge, nel West End londinese, frequentata negli anni anche da clienti celebri come Lady Diana. La catena è conosciuta familiarmente dai britannici come ‘Harvey Nicks’.
Quasi due secoli di storia non bastano però a coprire il fabbisogno finanziario attuale. La vendita avviata a giugno resta senza un accordo definitivo e, in assenza di nuovi capitali, il management prevede che le risorse disponibili possano esaurirsi entro un anno.

