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Hormuz chiuso, rischiamo di rimanere senza farmaci? “Anche se la guerra finisse oggi, la crisi peserebbe per tutto l’anno”

Il paragone con quanto avvenne nel ’74. “Il rischio della più grande emergenza energetica dei tempi moderni”

Hormuz chiuso, rischiamo di rimanere senza farmaci? “Anche se la guerra finisse oggi, la crisi peserebbe per tutto l’anno”
Farmaci, medicine, Hormuz

Lo stretto di Hormuz è ormai bloccato da un mese e mezzo e questo sta provocando una crisi energetica mondiale quasi senza precedenti, almeno nei tempi moderni. I numeri forniti dal Fondo monetario mondiale sono allarmanti. Nella riunione di ieri a Washington è stato formalizzato il passaggio dell’economia globale da una fase di faticosa ripresa a un’altra di estrema incertezza, dominata dal “rischio della più grande crisi energetica”. Il paragone è con quanto avvenuto nel 1974. “Stavamo per alzare le previsioni di crescita globale al 3,4%. La guerra ce lo ha impedito”. Una dichiarazione, quella di Pierre-Olivier Gourinchas, il capo economista del Fmi, che segnala come la geopolitica abbia bruciato mesi di progressi economici.

Il Fmi ha fissato la crescita mondiale per il 2026 al 3,1%, tagliando lo slancio positivo che si era creato all’inizio dell’anno. L’analisi di Gourinchas evoca appunto uno choc energetico comparabile a quello del 1974. Anche se la guerra finisse oggi, il “trascinamento” dei problemi alle forniture peserebbe per tutto l’anno. E non finisce qui. Infatti è già scattata un’emergenza legata ai farmaci e, in caso di blocco prolungato di Hormuz, la situazione diventerebbe grave già prima dell’estate. Potrebbero esserci delle carenze di farmaci come paracetamolo, antibiotici, farmaci oncologici, la cui produzione dipende dai precursori petrolchimici che arrivano dal Golfo e transitano per lo Stretto. “La guerra in Iran sta determinando il terzo choc in quattro anni — ha evidenziato ieri il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, a margine di un evento sul settore a Roma — . Vediamo già un aumento dei costi di produzione di oltre il 20%, che si somma a quelli già registrati dal 2021″.