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Hormuz, mercati impazziti e crisi energetica: attenzione alla mossa della Bce (già a fine aprile)

Ma la situazione sul portafoglio di Piazza Affari (per il momento) non è così drammatica. L’analisi

Hormuz, mercati impazziti e crisi energetica: attenzione alla mossa della Bce (già a fine aprile)
Christine Lagarde

Hormuz, mercati impazziti e crisi energetica

Trump si prepara a scatenare l’inferno in Iran, dalle 2 di notte italiane nulla potrebbe più essere come prima, con conseguenze difficilmente prevedibili. Ma già così, in seguito a un conflitto che dura ormai da oltre un mese, la situazione sul fronte energetico è preoccupante. Il prezzo del petrolio continua a salire e i mercati sono parecchio instabili, in balia delle dichiarazioni di Trump, che però spesso si contraddice.

Ma in questo stato di grande incertezza, paradossalmente, i mercati hanno retto. Gli analisti parlano di “choc” ma “nella media storica“, tradotto, marzo è stato terribile ma con lo sblocco di Hormuz il colpo potrebbe essere ancora assorbito. In attesa di capirne di più, se sarà tregua o guerra totale, possiamo basarci sui numeri.

I mercati azionari – spiega Luigi De Bellis, analista di Equita Sim, riporta Milano Finanza – hanno registrato correzioni significative (Global Equities -7,7% in dollari, -5,4% in euro), ma non disordinate. L’andamento dei mercati azionari europei e italiani (Stoxx600 -7,1%, Ftse Italia All-Share -6,5%) è rimasto in linea con quello dei mercati americani (S&P500 -6%, Nasdaq -6.2%), sovraperformando gli emergenti (-9.3% in euro). La correzione di marzo “appare coerente con gli episodi storici di conflitti regionali, che tipicamente generano cali nell’ordine del 5–10%, con punte più ampie solo in presenza di choc energetici prolungati”.

In questo senso sarà importante la prossima mossa della Bce, in Europa, sono attesi fino a 75 punti di rialzi cumulati entro fine 2026, con un primo rialzo già possibile ad aprile. Lo choc energetico ha determinato anche una revisione generalizzata al rialzo delle attese sui tassi: negli Usa, il mercato non prezza più tagli nel 2026, ma tassi stabili. Tornando a quanto potrebbe decidere di fare Francoforte, però, con gli attuali livelli una parte significativa della correzione sembra già scontata.

Le banche centrali appaiono intrappolate tra lo chocenergetico e il rischio di stagflazione, ma Equita ritiene che nel breve resteranno sostanzialmente ferme. Ne sapremo di più questa notte, se Trump davvero “scatenerà l’inferno”, tutte queste stime e previsioni diventeranno carta straccia e bisognerebbe prepararsi ad affrontare una crisi a medio-lungo termine con effetti difficilmente prevedibili, anche per i più esperti analisti.