Mercati nel caos, pessimismo sulla fine della guerra
Prezzi del petrolio ancora in crescita a causa del conflitto in corso in Medio Oriente, con le restrizioni dell’offerta a causa del blocco dello stretto di Hormuz. Ieri l’OPEC+ ha avvertito, al termine della riunione del fine settimana, che i danni alle infrastrutture energetiche legati al conflitto potrebbero avere effetti duraturi sull’offerta globale anche dopo un eventuale allentamento delle ostilità. Sui mercati asiatici il Wti viene ceduto a 115 dollari al barile (+2,55%), mentre il Brent passa di mano a 11 dollari (+1.22%).
Future in territorio negativo a Wall Street, sui mercati prevale ancora l’incertezza in assenza di prospettive chiare sugli sviluppi del conflitto in Medio Oriente che vede Stati Uniti e Israele contrapposti l’Iran e coinvolge buona parte dei paesi del Golfo Persico, con pesanti ripercussioni sui prezzi dell’energia. Al momento i contratti sul Dow Jones segnano -0,20%, quelli sullo S&P -0,38%, mentre sul Nasdaq -0,48%.
Le Borse asiatiche procedono deboli, in attesa degli sviluppi del conflitto in Medio Oriente, questa sera scadrà l’ultimatum posto dal presidente Usa Donald Trump all’Iran prima di avviare una nuova probabile escalation bellica. Ieri Wall Street ha chiuso in debole rialzo, nella speranza di sviluppi positivi dei tentativi in corso di mediazione tra le parti. A Tokyo l’indice Nikkei nel finale di seduta procede attorno alla parità. Con Hong Kong ancora chiusa per festività, le piazze cinesi sono miste: Shanghai +0,12%, l’indice composito Szse di Shenzhen segna -0,29%. A Seul il Kospi si attesta a +0,5%.

