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Economia
I dazi non affondano le Borse. Milano tiene con Mediobanca

Borse europee contrastate dopo la deblacle della vigilia, con Francoforte chiusa per festivita'. Londra ha chiuso in netto ribasso mentre si avvicina pericolosamente la data della Brexit, senza ancora un accordo con l'Unione europea. Milano, Parigi e Madrid hanno provato a rialzare la testa, incoraggiate anche da Wall Street, sebbene proprio negli States oggi sia stato pubblicato un nuovo dato deludente, quello relativo all'attivita' dei servizi scesa ai livelli piu' bassi da tre anni.

Il deterioramento dell'economia Usa fa tuttavia sperare in un nuovo intervento da parte della Fed, che gia' a fine ottobre potrebbe dare un'altra sforbiciata ai tassi. In primo piano rimangono anche gli interrogativi sulla guerra dei dazi, con gli Stati Uniti che potrebbero imporre nuovi dazi anche all'Europa nelle prossime settimane, dopo il semaforo verde della Wto per tariffe fino a 7,5 miliardi di euro. Il Ftse Mib, frenando proprio sul finale, ha chiuso in frazionale rialzo dello 0,06%, mentre lo spread e' rimasto stabile a 151.

A Piazza Affari hanno continuato a correre per la terza seduta consecutiva le azioni del Banco Bpm (+2,5%), con il mercato che sogna una fusione con Ubi (+0,47%). Sono inoltre andate bene le Mediobanca (+1,2%), sotto la lente dopo che Il Sole 24 Ore ha scritto che il patron di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, avrebbe intenzione di chiedere l'autorizzazione alle autorita' competenti a salire oltre il 10% del capitale. In calo Fca (-1,3%). Sul mercato valutario, l'euro vale 1,0986 dollari (1,096 ieri), mentre contro yen e' a 117,39 (da 117,51). Il dollaro/yen e' a 106,83 (da 107,345). Il petrolio e' in ribasso: il wti, contratto con consegna a dicembre, arretra dell'1,18% a 51,89 dollari al barile.

Le Borse europee, orfane di Francoforte, hanno vissuto una seduta volatile e alla fine hanno chiuso in ordine sparso. Londra ha perso lo 0,62%, Madrid lo 0,11%, mentre Milano e' rimasta stabile (+0,06%) e Parigi e' salita dello 0,3%. I principali indici hanno di nuovo imboccato la strada del ribasso nel pomeriggio, anche se proprio sul finale hanno arginato i danni. A incoraggiare gli ordini in vendita e' stato il brutto dato sull'attivita' dei servizi, con l'indice Ism che la misura che a settembre e' sceso a 52,6 punti dai 56,4 punti di agosto, minimo da tre anni.

Sebbene l'indice sia rimasto al di sopra dei cinquanta punti, spartiacque tra espansione e contrazione dell'attivita', e' andato nettamente peggio di quanto avessero messo in conto gli economisti. E in piu' e' andato a sommarsi all'indice Ism manifatturiero pubblicato ieri, piombato addirittura ai livelli del 2009. Come se non bastasse sono risultati deludenti anche gli ordini all'industria, che ad agosto sono diminuiti dello 0,1%. I sussidi alla disoccupazione, nell'ultima settimana, sono aumentati di 4mila unita'. Domani, tra l'altro, c'e' grande attesa anche per il dato sul mercato del lavoro, che se mostrasse segnali di peggioramento potrebbe provocare una forte reazione delle Borse. Insomma negli Stati Uniti ci sono chiari segnali che l'economia scricchiola, anche se il pil del secondo trimestre e' cresciuto del 2%.

Questo, pero', spinge le scommesse su un intervento della Fed che a fine ottobre potrebbe non solo annunciare un nuovo taglio del costo del denaro, ma ragionare anche su un QE. Anche in Europa sono emersi dati deludenti: l'indice composito dell'Eurozona calcolato da IHS Markit, nella lettura definitiva, a settembre si e' attestato a 50,1 punti risentendo del rallentamento dell'attivita' manifatturiera e anche della performance debole dei servizi, la peggiore da inizio anno. Ancora una volta l'anello debole e' stato la Germania, con l'indice dei servizi sceso a 51,4 dai 54,8 in agosto, accusando il risultato peggiore da tre anni. In Italia, invece, l'indice per servizi e' migliorato a 51,4 da 50,6 di agosto, salendo per il quarto mese consecutivo.

Sullo sfondo rimangono i timori legati alla guerra dei dazi: la prossima settimana ci sara' un nuovo round di trattative tra Stati uniti e Cina sul fronte del commercio internazionale, a ridosso dell'innalzamento delle nuove tariffe Usa su 250 miliardi di dollari di merci cinesi, previsto il 15 ottobre. In piu', dopo la sentenza della Wto che ha autorizzato dazi contro l'Europa da parte degli Stati Uniti per 7,5 miliardi di dollari per il caso Airbus, e' tutta da giocare la partita del commercio internazionale. Anche se il presidente Donald Trump ha applaudito alla decisione della Wto, gli esperti sono pronti a scommettere che alla fine sara' trovato un compromesso, considerando che nei prossimi mesi, e' atteso il verdetto della sui presunti aiuti di Stato di Washington alla Boeing.

Entro il prossimo 13 novembre l'amministrazione Trump dovra' decidere anche se introdurre tariffe sulle auto e sui ricambi auto dell'Unione europea, su oltre 100 miliardi di beni europei. A Milano hanno continuato a correre le azioni di Banco Bpm (+2,5%) per la terza seduta consecutiva, con il mercato che scommette su un matrimonio insieme a Ubi (+0,47%). Giovanni Quaglia, presidente della Fondazione Crt (detiene l'1% di Banco Bpm), ha commentato: 'Rispondo come ha detto Castagna, e' un processo che richiede i suoi tempi, che non e' facile, che pero' va nella logica di quello che vuole la Bce: c'e' un puzzle di possibili matrimoni, ma per adesso non sono neanche fidanzamenti'. Anche Giandomenico Genta, presidente della Fondazione CariCUneo, che possiede il 6% di Ubi, ha detto di non escludere consolidamenti nel settore bancario. 'I soggetti che possono essere interessati sono Banco Bpm, Bper e Mps', ha aggiunto. 

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