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Economia
I Labour tornano al potere a Londra? Incubo sui mercati. Ecco perché

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

C'era da aspettarselo che facesse il proprio endorsement per i Tory di David Cameron. Ma ci sono modi e modi. A poco più di due settimane dall'apertura delle urne in Gran Bretagna per le elezioni politiche, la banca d'affari Goldman Sachs mette pesantemente il becco nelle vicende che infuenzeranno i destini della City, uno dei principali poli finanziari mondiali. In un report, l'istituto a stelle e strisce tornato agli antichi splendori, dopo aver archiviato velocemente la crisi reputazionale dopo la bolla dei mutui subprime, ha avvertito gli investitori e gli inglesi dai rischi per l'Inghilterra che comporterebbe una vittoria dei Labour di Ed Miliband, esito assolutamente da non augurarsi, perché innescherebbe un "sell-off", un'ondata di vendite cioè, al London Stock Exchange, con ripercussioni anche sui mercati valutari. Un tempismo perfetto, perché la reginetta di Wall Street ha aggiunto il suo peso da 90 mentre nelle sale operative si sta registrando un considerevole aumento della domanda per le assicurazione contro le forti oscillazioni di valore della sterlina.

La banca d'affari statunitense, che si è così unita al coro di preoccupazioni della City circa la prospettiva di avere Miliband come prossimo inquilino di Downing Street, ha criticato i piani anti-capitale del partito laburista di voler aumentare le tasse, frenare i contratti a zero ore e congelare le bollette energetiche, rilevando anche che un'allenza fra i Labour e lo Scottish National Party (Snp) di Nicola Sturgeon (Miliband e Cameron sono testa a testa e quindi è molto probabile, che in caso di vittoria di uno o dell'altro, i due leader debbando cercare l'appoggio esterno per avere la maggioranza assoluta in Parlamento) sposterebbe il labour party ancora più a sinistra.

A dar man forte a Goldman Sachs ci si è messo anche il sindaco di Londra Boris Johnson che, in un'intervista rilasciata al Financial Times, ha cercato di serrare le fila dei Tory e di portare il consenso verso i conservatori, smontando le critiche di quanti ritengono che la strategia di Cameron non sia riuscita a capitalizzare i consolidati venti di ripresa economica che ormai soffiano da un po' sul Regno Unito. Timori che rischiano di consegnare la vittoria al Labour. "Il signor Miliband è il leader più a sinistra della storia del labour party dai tempi di Michael Foot" e propone politiche che "dovrebbero far coagulare il sangue a tutti i lettori del Financial Times", ha detto Johnson, con il suo solito linguaggio colorito, al quotidiano della City.

Goldman Sachs ha temperato i suoi avvertimenti anti-Miliband, facendo notare però che la volontà di Cameron di portare avanti il referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell'Ue (Brexit) e di frenare i flussi migratori non piace tantissimo al mondo dell'imprenditoria britannica. Ma le politiche del lavoro di Miliband sono più pericolose perché rischiano di compromettere il modello della flessibilità inglese. Sui timori di un'alleanza troppo spostata a sinistra Labour-Snp, nella propria nota inviata ai clienti, la banca d'affari ha sottolineato che l'intesa fra i due partiti porterebbe  in dote anche "un aumento delle politiche distributive di Londra in favore della Scozia".

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