L’intelligenza artificiale galoppa, gli investimenti delle Big Tech sono talmente significativi che si è arrivati a un livello di utilizzo così distribuito e vasto da portare tutte le aziende mondiali a interrogarsi sul futuro del mondo del lavoro, ma soprattutto dei lavoratori. Un caso emblematico è Londra, la capitale britannica fa registrare numeri davvero considerevoli in termini di “sostituibilità”. A Londra, infatti, – in base a una ricerca commissionata proprio dal sindaco della città – emerge che praticamente la metà dei posti è a rischio, per l’esattezza il 46%. Si tratta di circa 2,4 milioni di persone potenzialmente scambiabili con macchine. Il sindaco Sadiq Khan ha commentato il rapporto con cautela: “In molti casi, ha sottolineato, l’IA trasformerà i ruoli piuttosto che eliminarli del tutto, modificando il mix di compiti e competenze richiesti. Ma ha anche avvertito che, dove la minaccia per l’occupazione è reale, bisogna essere pronti a reagire rapidamente“.
Poi c’è l’Italia, che vive una fase diversa. Proprio per merito dell’intelligenza artificiale e dei suoi progressi, infatti, nel nostro Paese – si legge in uno studio de Il Sole 24 Ore – si è creata una domanda crescente, nuove opportunità e possibilità di fare carriera e guadagnare anche tanto, il problema però è che le aziende non riescono a trovare lavoratori, perché servono professionisti, gente altamente specializzata. Quindi è comunque tutto bloccato anche qui, anche se per motivi diversi rispetto al Regno Unito.
Tornando a Londra, ed entrando un po’ più nello specifico di questa ricerca, dei 2,4 milioni di lavoratori potenzialmente sostituibili, ce ne sarebbe una parte (circa 313mila persone), subito a rischio. Si tratta del 6% del totale e le mansioni in questione sono principalmente attività amministrative e d’ufficio: contabili di supporto, responsabili paghe, addetti all’inserimento dati, receptionist.

