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Ibm taglia 10mila posti di lavoro. Focus su cloud e tecnologie di AI

I motivi della ‘cura dimagrante’ in Europa

Ibm taglia 10mila posti di lavoro. Focus su cloud e tecnologie di AI
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La notizia è rimbalzata sulle agenzie specializzate che hanno ripreso un lancio di Bloomberg: Ibm sarebbe pronta a tagliare fino a 10mila posti di lavoro in Europa per concentrarsi sulle attività che reputa più “core” ovvero cloud computing e intelligenza artificiale. L’azienda non…

 

La notizia è rimbalzata sulle agenzie specializzate che hanno ripreso un lancio di Bloomberg: Ibm sarebbe pronta a tagliare fino a 10mila posti di lavoro in Europa per concentrarsi sulle attività che reputa più “core” ovvero cloud computing e intelligenza artificiale. L’azienda non conferma né smentisce i numeri riportati dalla testata dell’ex sindaco di New York, ma ci racconta che «le decisioni sulla forza lavoro vengono prese per offrire il supporto migliore possibile ai nostri clienti nella transizione verso l’adozione di una piattaforma di cloud ibrido e con capacità di intelligenza artificiale».

Dunque non si tratta di un problema di carattere economico, dal momento che il bilancio dei primi tre mesi si è chiuso in lieve calo ma con un incremento dell’utile netto, ma di un preciso cambio di strategia che ha portato Big Blue a concentrarsi sempre di più sul cloud e sulle nuove tecnologie di AI e a dismettere le parti legate all’hardware. Non è un caso che i cinesi di Lenovo – oggi primi produttori al mondo di pc consumer – abbiano completato l’acquisizione delle divisioni ThinkPad e server di Ibm già nel 2014.

Nel frattempo, l’azienda oggi guidata da Arvid Krishna (da aprile di quest’anno, prima il chairman e ceo era Ginni Rometty) ha portato a termine l’acquisizione di Red Hat, società specializzata in quei servizi software su cui Big Blue vuole puntare. La transazione è stata completata nel 2019, la più grande nella storia secolare della più antica impresa di servizi informatici ed è costata complessivamente 34 miliardi. Logico pensare che di fronte a un investimento così corposo l’azienda abbia deciso di puntare definitivamente su questo tipo di soluzione. Tant’è che la divisione Cloud and Cognitive Software (che include anche Red Hat) è salita del 7% a 5,55 miliardi di dollari nel terzo trimestre, mentre il fatturato complessivo della divisione cloud ha toccato 6 miliardi di dollari, in crescita del 19%. Negli ultimi 12 mesi il segmento cloud ha registrato vendite per 22 miliardi di dollari (+13%). Presentando i dati agli analisti, il Cfo James Kavanaugh ha dichiarato che l’azienda sta «intraprendendo azioni strutturali per semplificare e razionalizzare il nostro business». Non solo: il ceo Krishna ha invece dichiarato che la divisione Global Technology Services, attualmente la più grande del gruppo, potrebbe diventare una realtà a sé stante e venire quotata in borsa.

Ma, certo, rimane il problema del lavoro e dei lavoratori. Che Ibm avesse intenzione di concentrarsi sui soli settori “core” era chiaro già dallo scorso anno, quando vennero messi in esubero circa 1.700 lavoratori su un totale di 340mila a livello mondiale. Oggi i numeri sono decisamente consistenti: i 10mila impiegati di cui parla Bloomberg rappresentano il 20% del totale in Europa e, sempre secondo l’agenzia di stampa dell’ex sindaco di New York, i Paesi più colpiti saranno Uk e Germania, con ripercussioni – seppur più blande – in Polonia, Slovacchia, Italia e Belgio.

I tagli più consistenti avverranno nei servizi It classici di Big Blue, come la gestione dei data center e il supporto della tecnologia informatica tradizionale per l’installazione, il funzionamento e la riparazione delle apparecchiature. Ibm aveva già dichiarato a ottobre di voler iniziare a scorporare queste attività.

«Continuiamo a produrre investimenti significativi – ci spiegano dall’azienda – per sviluppare le potenzialità e le competenze dei lavoratori di Ibm per meglio venire incontro alle esigenze dei nostri clienti». La borsa, per il momento, non ha subito particolari contraccolpi: il titolo viaggia sempre intorno ai 124 dollari per azione, con un calo frazionario rispetto alla seduta precedente a Wall Street.