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Il tonfo di Wall Street proprio mentre Trump tratta con l’Iran. Petroyuan in agguato ed effetto boomerang

Intanto il prezzo del greggio continua a salire: Brent a 108 dollari al barile

Il tonfo di Wall Street proprio mentre Trump tratta con l’Iran. Petroyuan in agguato ed effetto boomerang

Ma che cosa sta succedendo sui mercati? Proprio mentre Trump annunciava una tregua con l’Iran di dieci giorni, fino al 6 aprile, Wall Street faceva registrare il crollo più grande dall’inizio della guerra. Gli analisti mettono in allarme. Nonostante gli annunci di Trump, infatti, gli Stati Uniti vanno verso una “molto probabile” recessione dovuta a diversi fattori. Non solo il rincaro del petrolio e le conseguenze per i cittadini americani, col caro benzina e tutti gli annessi e connessi, ma c’è di più. Il dollaro rischia una svalutazione tale, da essere addirittura sostituito dallo yuan cinese come moneta di riferimento per il petrolio.

La guerra in Iran, sostengono diversi analisti, “potrebbe essere il catalizzatore per l’erosione del dominio del petrodollaro e l’inizio della nascita del petroyuan”. Per gli Stati Uniti di Trump sarebbe un contraccolpo durissimo e questo fantasma sta spaventando gli investitori. Anche da questo dipende il crollo di ieri a Wall Street.

Si è trattato infatti del calo giornaliero più consistente dall’inizio della guerra con l’Iran, in concomitanza con il forte aumento dei prezzi del petrolio. L’indice S&P 500 è sceso dell’1,7%, il calo giornaliero più consistente da gennaio, avviandosi verso la quinta settimana consecutiva di perdite, un evento che non si verificava da quattro anni. Il prezzo del Brent, è aumentato di circa il 5,7%, raggiungendo i 108,01 dollari al barile, il valore più alto di questa settimana.

Anche i rendimenti dei titoli di Stato sono aumentati, rileva il New York Times, con il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni che ha raggiunto il livello più alto da luglio. L’aumento dei prezzi del petrolio ha accompagnato l’incremento dei tassi di interesse, poiché gli investitori temono che i costi energetici possano riaccendere l’inflazione.