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Economia
Ilva, sindacati preoccupati per carenza liquidità

Dopo lo slittamento a gennaio 2016 del pagamento al personale della festività del 25 aprile scoppia un nuovo caso all'Ilva. L'azienda ha ufficialmente annunciato di aver messo in vendita 61 macchine utensili che non utilizza più nel ciclo produttivo dello stabilimento di Taranto. La notizia ha destato preoccupazione nei sindacati metalmeccanici che domattina incontreranno i rappresentanti dell'azienda a Taranto per un chiarimento sulla vendita. L'incontro è previsto col direttore generale Massimo Rosini ed era già stato programmato per altri motivi. L'Ilva e' dallo scorso 21 gennaio in amministrazione straordinaria in base alla legge Marzano.

Il Tribunale di Milano ne ha dichiarato lo stato di insolvenza certificando un'esposizione di circa 3 miliardi. La notizia della vendita delle macchine utensili dell'Ilva di Taranto è sul sito Internet dell'azienda. Si tratta del sito generale e non di quello dove ci sono le notizie sulla procedura che i creditori, lavoratori dipendenti e fornitori, devono seguire per inserirsi nel riconoscimento dello stato passivo da parte del giudice delegato del Tribunale di Milano. In attesa di saperne di più dall'Ilva già oggi, i sindacati valutano con preoccupazione la notizia della vendita delle macchine utensili e la interpretano come un'ulteriore segnale delle difficoltà finanziarie attraversate dall'azienda. Per i sindacati, infatti, i nodi finanziari non sono ancora sciolti, oltre i 156 milioni dell'accantonamento Fintecna non sono arrivate ancora le altre risorse previste, il piano di interventi dell'Aia segna il passo per mancanza di finanziamenti e, infine, non è ancora noto quando partiranno i lavori di rifacimento dell'altoforno 5.

Nella comunicazione di vendita apparsa sul sito, si parla di 61 macchine utensili disponibili tra alesatrici, calandre, fresatrici, cesoie, gruette a bandiera, induttori magnetici, molatrici, idropulitrici ad alta pressione, presse piegatrici, tornii, trapani ed altro ancora. Si tratta di apparecchiature di grandi dimensioni, il cui peso parte da alcune centinaia di chili, come i trapani (500 chili), per arrivare anche a diverse tonnellate. E' il caso dei torni, per esempio, o di una calandra da 10 tonnellate. Di ciascuna macchina, nella specifica pagina del sito, viene indicata la casa costruttrice, si puo' visionare sommariamente lo stato attraverso una foto e viene detto se e' funzionante o non funzionante ripristinabile. Le apparecchiature, infatti, sono suddivise in queste due categorie.

L'Ilva specifica altresi' che le macchine in vendita sono tutte nello stabilimento di Taranto, indica la procedura da seguire per conoscerne il prezzo, per fissare un appuntamento per vederle direttamente e puntualizza che la vendita può avvenire solo a imprese specializzate nella riparazione o demolizione. "Non è certo un bell'annuncio e domattina cercheremo di capire dall'Ilva quello che sta avvenendo - dice Vincenzo Castronuovo della Fim Cisl di Taranto - a due giorni dal mancato pagamento della festivita' del 25 aprile, slittato a gennaio per motivi di liquidita', i lavoratori si stanno chiedendo cosa sta davvero accadendo.

L'incertezza è grande e se l'Ilva, come temiamo, ricorre anche a queste vendite per fare un po' di cassa vuol dire che sta messa male. E allora che succedera' piu' avanti? Lo stipendio di aprile il 12 maggio ci sara' pagato? E luglio, quando scadranno i premi di produzione e incentivanti, cosa accadra'?" L'incontro di domani con l'Ilva era stato gia' programmato dallo scorso 23 aprile, giorno in cui l'Ilva, in un'altra riunione, ha annunciato ai sindacati lo slittamento a gennaio 2016 del pagamento della festivita' del 25 aprile e l'impegno a far ruotare i lavoratori di impianti omologhi nei contratti di solidarieta'.

E' il caso, per esempio, del personale dell'acciaieria 1, che e' ferma da alcune settimane, con quello dell'acciaieria 2, che e' invece in produzione, del Treno nastri 1 col Treno nastri 2 - il primo fermo, il secondo in attivita' -, e infine dell'altoforno 5, anch'esso fermo da meta' marzo, con gli altiforni 2 e 4 in attivita'. Il problema era stato posto dai sindacati all'Ilva dopo la protesta di lunedi' scorso degli addetti all'acciaieria 1, che lamentavano delle penalizzazioni, affermando di stare sempre in contratto di solidarieta', e quindi a casa con sensibile decurtazione dello stipendio, e di non ruotare con gli altri lavoratori cosi' come il meccanismo dello stesso ammortizzatore sociale prevede. A cio' infine si aggiunga che anche con la busta paga di aprile, riferita a marzo, il personale dell'Ilva ha percepito una copertura del contratto di solidarieta' ancora al 60% in quanto non adeguata al 70% ripristinato dal decreto "Milleproroghe". Mancato adeguamento a causa di ritardi dell'Inps che comunque dovrebbero essere in via di superamento.

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