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Economia

Il rischio è non farci più caso. La reazione ai dati sulla disoccupazione non può essere solo una smorfia di disappunto. Perché 540 mila posti di lavoro è un numero che fa spavento. Perché dietro quel numero ci sono ansie, speranze, mogli e mariti, figli. E dietro un altro numero, le 54 mila imprese chiuse in sei anni, c'è molto di più: c'è un intero sistema che crolla.

Il manifatturiero italiano è sempre stato il diamante più prezioso. Un italiano all'estero, anche quando chinava la testa arrossendo per l'inadeguatezza dei propri governi, aveva sempre un asso nella manica. Sul cibo e sulla qualità delle nostre piccole e medie imprese non c'era partita: italians do it better, gli italiani lo fanno meglio. Eppure, anche questo piccolo tesoro si sta esaurendo. Secondo Confindustria, in sei anni è stato distrutto il 15% del settore. L'impresa italiana si è trasformata in un'auto accesa, invasa dai fumi di scarico. La crisi ha portato le banche a tappare la marmitta e ad alzare i finestrini: la liquidità fornita dalla Bce non è stata messa in circolo perché gli istituti non si fidano. E senza credito, manca l'aria. In quell'auto chiusa ci sono migliaia di imprenditori e lavoratori. E purtroppo, quella del suicidio, non è solo una macabra metafora.

twitter @paolofiore   

 

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