L’acconto IMU va pagato entro il 16 giugno. Il versamento riguarda seconde case, immobili di lusso, negozi, uffici, capannoni, aree edificabili e terreni agricoli quando previsto. La prima casa resta esente, tranne gli immobili di lusso. Per proprietari e imprese il conto annuo dell’imposta arriva a circa 17 miliardi di euro.
IMU, chi deve pagare l’acconto del 16 giugno
Il 16 giugno scade il termine per versare la prima rata IMU. La tassa municipale sugli immobili torna nel calendario fiscale di milioni di contribuenti e colpisce chi possiede fabbricati diversi dall’abitazione principale ordinaria. A giugno, poi, ci sono anche le scadenze Irpef.
Devono pagare i proprietari di seconde case, case affittate, immobili sfitti, negozi, uffici, laboratori, capannoni, aree fabbricabili e terreni agricoli nei casi previsti dalla normativa. Rientrano anche le abitazioni principali accatastate come immobili di lusso, cioè A/1, A/8 e A/9.
L’esenzione resta per la prima casa non di pregio. Chi vive nell’immobile in cui ha residenza e dimora abituale, se l’abitazione non appartiene alle categorie catastali di lusso, non deve versare l’acconto.
Il calcolo cambia da Comune a Comune. La base parte dalla rendita catastale rivalutata, poi entrano in gioco moltiplicatori, quota di possesso, mesi di possesso e aliquote locali. Per questo due immobili simili, in città diverse, possono generare importi molto lontani.
Seconda casa e immobili produttivi, quanto costa la scadenza
Per chi possiede una seconda casa, l’acconto di giugno può tradursi in diverse centinaia di euro. Nelle grandi città e nei Comuni turistici la cifra sale, soprattutto quando l’aliquota è vicina al massimo consentito.
Il conto cresce per chi ha immobili produttivi. Capannoni, negozi, uffici e laboratori generano imposta anche quando l’attività rallenta o i locali restano vuoti. Un piccolo imprenditore proprietario del capannone in cui lavora deve mettere in conto l’IMU insieme ad affitti, utenze, contributi, fornitori e imposte sui redditi.
La rata di giugno è un acconto. Il saldo arriverà a dicembre e potrà correggere l’importo in base alle aliquote definitive deliberate dai Comuni. Chi usa il modello F24 deve indicare i codici tributo corretti e separare, quando serve, la quota comunale da quella statale.
Gli errori più frequenti riguardano la rendita catastale, i mesi di possesso e le variazioni avvenute durante l’anno. Una casa comprata o venduta, un immobile ereditato, una quota cambiata tra più proprietari o un fabbricato diventato inagibile possono modificare l’importo dovuto.
IMU: ritardi, sanzioni e ravvedimento
Chi salta la scadenza dell’acconto IMU può regolarizzare il pagamento con il ravvedimento operoso. Prima si paga, più bassa è la sanzione. Oltre all’imposta vanno aggiunti interessi e penalità ridotte in base ai giorni di ritardo.
Il consiglio pratico è controllare subito la delibera del proprio Comune, verificare la rendita catastale aggiornata e conservare la ricevuta del versamento.

