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Imu agricola, il presidente di Confagricoltura Guidi ad Affari: caro Renzi, rivediamo le esenzioni

Imu agricola, il presidente di Confagricoltura Guidi ad Affari: caro Renzi, rivediamo le esenzioni
confagricoltura ape

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

Gli agricoltori scendono in piazza/ Imu agricola, tasse, riforma delle Pac, nuovi Psr e fine del regime delle quote latte. Sono i temi su cui gli agricoltori e gli addetti ai lavori raccolti nella sigla Agrinsieme cercheranno di sensibilizzare il governo Renzi, tenendo martedì 31 marzo una manifestazione nazionale a Roma con presidi a Palazzo Chigi, Palazzo Montecitorio, il Ministero dell’Agricoltura e quello dell’Economia e delle Finanze

L’Imu agricola, diventata legge il 19 marzo, continua a tener banco in Parlamento e a provocare i mal di pancia dei coltivatori, soprattutto delle aree svantaggiate, che “quest’anno – spiega in un’intervista ad Affaritaliani.it il presidente di Confagricoltura Mario Guidi – si troveranno a gare un’Imu e mezza”. Il leader della Confindustria degli agricoltori chiede al “governo Renzi di aprire un tavolo per rivedere il complesso sistema di esenzioni. Sistema che, basandosi sui criteri Istat per definire i comuni montani o semi-montani, non rispecchia la reale configurazione delle aree svantaggiate del Paese, creando dei mostri sul territorio”. Ecco perché.

L’INTERVISTA

Qual è il “pasticcio” del governo Renzi che denunciate sull’Imu agricola?
“Partiamo dal passato per ricostruire la vicenda, perché non è irrilevante”.

Prego…
“Negli anni scorsi, come tutti, pagavamo l’Ici. Poi nel 2012, il governo Monti ha introdotto l’Imu e fatto il primo grossolano errore sull’Imu agricola, provocando un innalzamento della fiscalità che, in alcuni casi, ha raggiunto anche il 200-300%. Quindi, nel passaggio dall’Ici all’Imu la pressione fiscale sul settore è più che raddoppiata. Nel 2013 siamo riusciti a far capire al governo Letta e al Parlamento che il settore sta sopportando un peso fiscale esagerato e, quindi con una mediazione, c’è stata la retromarcia sui fabbricati rurali. Nel frattempo siamo passati da 350 a 650 milioni di gettito totale. Poi c’è un ulteriore passaggio: quello del 2014”.

Di cosa si tratta?
“L’allargamento della base impositiva e un ulteriore gettito complessivo di 350 milioni di euro, andando a colpire le cosiddette areee svantaggiate. Un errore. Siamo d’accordo che dobbiamo pagare tutti, ma il primo decreto legge si basa sull’altimetria, creando un mostro con una certa improvvisazione. Poi, mentre il tempo passava, c’è stata l’adozione di un’altra soluzione”.

Quale?
“Quella di gettonare le categorie Istat per definire i comuni montani o semi-montani. Categorie che sono state costituite per altri fini e che non tengono conto dello svantaggio fra aree che si definisce per fattori economici, orografici e di gestione e che fanno scattare un’agevolazione per quelle in difficoltà”.

E quindi?
“Il risultato e che sul territorio ci troviamo di fronte a Comuni che pagano l’Imu e i loro vicini, a 200 metri di distanza, magari in un Comune più basso di 100 metri di dislivello, non la pagano. Bisogna fermarsi a ragionare. Sono 4 anni che sono alla presidenza della Confagricoltura e non faccio altro che combattere con gli incrementi dell’Imu legate alle specificità territoriali. Oltretutto, martedì prossimo gli agricoltori delle aree svantaggiate si troveranno a versare l’Imu 2014 e, il 16 ottobre, il 50% dell’Imu 2015. In un solo anno pagheranno un’Imu e mezza”.

Cosa chiedete dunque a Matteo Renzi?
“Visto che fa tavoli per tante cose, il governo potrebbe trovare lo spazio e il tempo per ragionare anche sull’Imu agricola, tassa da versare con un certo equilibrio per generare un gettito che sia coerente ed equamente distribuito. Al netto di questo, c’è un problema generale di Imu in agricoltura”.

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E cioè?
“In questo settore, l’Imu è una tassa sulla presunta ricchezza e non su quella vera, come avviene invece nel possesso di un immobile. L’agricoltura ha una particolarità che non hanno altri settori: servono grandi quantità di patrimonio, come i terreni che non è detto riescano a generare un fatturato sufficiente a pagare anche l’Imu. Così, i piccoli possidenti che producono poco reddito si trovano costretti a pagare una tassa che è alta in relazione al fatturato che generano”.

D’accordo, ma il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina ha spiegato che il nuovo regime impositivo, tramite un sistema di esenzioni, permette di non pagare la tassa a chi vive di agricoltura. Regime che non vale, ad esempio, per i liberi professionisti  come avvocati o notai che hanno un terreno in campagna e che coltivano nel weekend
“E’ vero, ma gran parte della nostra agricoltura non è fatta di agricoltori professionisti, ma part-time che nella vita fanno i ragionieri o gli inferimeri che hanno ereditato qualche ettaro di terra dai genitori e che gestiscono i  loro patrimoni nel week-end o durante la settimana nei ritagli di tempo. Perché colpirli?”.

Ok, ma il governo non può fare in modo che l’Italia sia l’unico Paese in Europa che non fa pagare l’Imu agli agricoltori…
“Il ministro Martina sta facendo il suo lavoro e anche bene e noi agricoltori non ci sottraiamo al prelievo. Vogliamo soltanto che il governo misuri meglio la capacità dei singoli coltivatori di sopportare la pressione fiscale. Durante il governo Monti, registravamo, ad esempio, dei casi assurdi in Liguria in cui gli agricoltori si trovavano a pagare una tassa che superava di decine di milioni il fatturato realizzato”.

Quindi, bisognerebbe rivedere il sistema di esenzioni messo in piedi dal governo e che si basa su quei criteri Istat che non rispecchiano le reali situazioni di svantaggio…
“Esatto, proprio così”.