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Economia

 

SaccomanniFabrizio Saccomanni

Il tempo stringe e le ipotesi sono ancora tutte sul tavolo (o quasi: visto che certamente non c'è quella di una cancellazione della rata di giugno). Stiamo parlando dell'Imu, l'odiata tassa su cui sono al lavoro da settimane gli uomini di Saccomanni.

Una delle prime scoperte a cui avrebbero portato tante ore di lavoro è quella che una cancellazione tout court della tassa sulle prime case, così come ipotizzato in un primo momento, favorirebbe i redditi più alti (sopra i 120mila euro si avrebbe un risparmio medio di 629 euro) e non, come sperato, le fasce più deboli (sotto i 10mila euro il risparmio sarebbe di appena 187 euro).

La soluzione più accreditata nelle ultime ore sarebbe dunque quella di una rimodulazione della detrazione per l'abitazione principale sia in misura fissa sia in modo selettivo, o in base alla situazione economico-patrimoniale (tramite l'Isee) o al reddito disponibile. Il problema è che ogni parametro preso in considerazione potrebbe essere un'arma a doppio taglio.

Per esempio, un incremento dell’attuale detrazione (che potrebbe passare da 200 euro a un valore più alto, fino a 500) favorirebbe i proprietari di immobili con rendita catastale più elevata e concentrerebbe il pagamento dell’imposta  nelle grandi città. Di contro, se la detrazione fosse maggiore solo fino ad un certao valore catastale, sarebbe favorito chi possiede una casa di minor valore ma resterebbe la penalizzazione per chi vive nelle grandi città (e dunque per i piccoli Comuni che vedrebbero calare drasticamente il gettito).

Utilizzare come parametro il reddito personale ha un'altra controindicazione: quello di favorire l'evasione e le intestazioni fittizie.

Infine, se si prende in considerazione l'Isee si dovrà affrontare tutta una serie di problemi sulle rendite catastali (la casa rientra infatti nell'Isee) oltre che applicativi.

Poi ci sono altre due ipotesi (anche queste non senza effetti collaterali). Una l'ha ventilata lo stesso ministro e prevede che, in attesa della riforma del Catasto, si possa calcolare l’Imu non più sulle rendite catastali ma sui valori di mercato contenuti nella banca dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate.

L'altra invece prevede il superamento dell'Imu con una service tax, una tassa sui servizi (Tares inclusa) a parità di gettito per lo Stato, che non ridurrebbe il prelievo complessivo per i cittadini ma sposterebbe una parte del carico sugli inquilini.

Insomma, un groviglio quasi inestricabile che nei prossimi giorni sarà al vaglio delle forze politiche e che per ora ha un'unica certezza: i problemi di copertura.

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