
Non c’è ancora un testo, ma l’accordo sull’Imu è più vicino. Il ministro dell’Interno Alfano ha definito “costruttivo” un incontro avuto con Brunetta e il ministro dell’Economia Saccomanni. Al di là delle dichiarazioni di rito, però, la mediazione è stata complicata.
Il Pd e i suoi ministri hanno fatto fronte comune diffondendo una nota, nella quale chiedono il superamento dell’Imu attraverso “soluzioni eque nel contesto di una riforma federale”. Le priorità sono altre, Cig ed esodati su tutte. Gli esponenti del Partito Democratico non lo dicono esplicitamente, ma la sostanza è chiara: l’Imu non può essere cancellata anche per gli edifici di pregio, occorre far pagare i più ricchi. La soluzione offerte è quella di una “riforma in senso federalista dell’imposte locali e sui rifiuti, in una logica di equità e di equilibrio”. In altre parole, come già affermato negli scorsi giorni dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, il Pd punta a una Service Tax, che includa Imu e Tares senza risultarne la mera somma.
La nota del Pd sa molto di “vorrei ma non posso”. L’abolizione dell’Imu è subordinata al reperimento delle coperture. Il problema è che le risorse sono scarse e dovrebbero servire anche per bloccare l’aumento dell’Iva di un punto percentuale. Se, come ha affermato il ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato, per coprire l’Imu “non saranno aumentate altre tasse”, la via si fa sempre più stretta. Agosto (e il tempo a disposizion del governo) è agli sgoccioli.
