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Economia

 

 

Ligresti

Le vicende giudiziarie che hanno colpito oggi la famiglia Ligresti e alcuni degli ex top manager del gruppo Fondiaria-Sai, accusati dalla Procura di Torino di falso in bilancio aggravato e di manipolazione di mercato, hanno fatto alzare più di un sopracciglio agli usualmente compassati operatori di Piazza Affari.

A soprendere è infatti non tanto la caduta degli “ex potenti” Ligresti, quanto la tempistica degli avvenimenti, quasi che la magistratura, volutamente o inconsapevolmente, abbia posto la parola “fine” sulla “seconda repubblica” sia per quanto riguarda i potentati politici.

Da un lato, infatti, la vicenda FonSai si intreccia con quella dell’ex presidente dell’Isvap, Giancarlo Giannini, tra gli imputati dell’inchiesta della Procura di Torino ma che risulterebbe anche indagato da circa un anno da quella di Milano per corruzione e calunnia. Giannini, secondo le indiscrezioni circolate, sarebbe accusato di aver omesso di far controllare la compagnia dei Ligresti in cambio della promessa di essere nominato dall’allora in carica governo Berlusconi ai vertici dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

La vicenda rischia dunque di creare ulteriore imbarazzo sia all’ex premier Silvio Berlusconi, che a fine mese attende peraltro ben più ardui passaggi giudiziari, sia più in generale dal Pdl, che rischia di soffrire di ripercussioni analoghe a quelle che il “caso Mps” ha avuto per il Pd pochi mesi fa. D’altra parte l’accelerazione nell’inchiesta sui Ligresti rischia di pesare anche su molti (ex?) potentati economico-finanziari, a partire proprio dal “salotto buono” di Mediobanca, da qualche tempo in oggettiva difficoltà.

Difficoltà che in questi mesi si sono tradotta in una Impregilo il cui controllo è “passato di mano” dagli eredi Gavio ai Salini, in una Generali che sotto la spinta del nuovo management capitanato da Mario Greco si è mostrata sempre più indipendente da Piazzetta Cuccia (del resto obbligata a far scendere la propria partecipazione entro il tetto del 10% entro il giugno del 2016) e intenzionata di sistemare alcune eredità sia in termini di investimenti (come per Rcs MediaGroup, Telecom Italia) sia di management (valga il caso di Raffaele Agrusti) e le vicissitudini societarie che hanno colpito altri frequentatori del “salotto Mediobanca”.

Nomi come quelli di Marco Tronchetti Provera, impegnato nella ristrutturazione della catena di controllo di Camfin-Pirelli dopo la rottura coi Malacalza, o di John Elkann e Diego Della Valle, entrati in rotta di collisione in occasione dell’aumento di capitale da 420 milioni di euro di Rcs MediaGroup, che ha anche registrato l’uscita di scena dell’ex “primo socio”, Pandette Srl, dopo la scomparsa del suo patron, il re delle cliniche milanesi Giuseppe Rotelli. Il tutto mentre sullo sfondo restano, finora, le accuse lanciate già lo scorso maggio da Giulia Ligresti sull’operato di Alberto Nagel, attuale numero uno di Piazzetta Cuccia. La secondogenita di Salvatore Ligresti aveva dichiarato di avere “la certezza che Mediobanca e UniCredit fossero perfettamente a conoscenza delle criticità patrimoniali di Unipol, mai sanate”, aggiungendo sibillina che “la vera storia e ricostruzione dei fatti e dei soggetti che hanno danneggiato Fondiaria-Sai” dovesse “ancora essere scritta”, mentre da parte sua Nagel si è sempre difeso dichiarando che il ventilato “patto” con cui avrebbe cercato di indurre ad un’uscita senza traumi della famiglia di imprenditori siciliani (offrendo compensazioni e “poltrone” anche alla stessa Giulia Ligresti, in cambio di un via libera all’operazione con Unipol) sarebbe stato solo “una presa di conoscenza dei desiderata della famiglia Ligresti”, senza alcun valore vincolante.

A molti soci di Piazzetta Cuccia la vicenda non era comunque piaciuta. Morto Cuccia, morto l’Avvocato, caduto in disgrazia l’ingegner Ligresti, sempre più lontani i ricordi dell’originale “discesa in campo” del Cavaliere, con una nuova linea di imprenditori e “top manager” che si trova a dirigere le maggiori banche e imprese tricolori contendendo la scena agli ultimi rappresentanti della “vecchia guardia”, sia in ambito politico sia economico si intravedono all’orizzonte personaggi emergenti, come Davide Serra (piuttosto che Matteo Arpe) o Matteo Renzi, desiderosi di interpretare “il nuovo che avanza”.

Saranno solo coincidenze estive, spunti buoni per “colorare” la cronaca in assenza di novità sostanziale sul fronte della ripresa, che continua a mancare, o dell’eurozona, che continua a rimanere un soggetto politico evanescente almeno quanto la sua valuta comune. Ma intanto a Milano si registra un clima di attesa per possibili ulteriori sviluppi e qualcuno rievoca, sottovoce, lo “spettro” di Tangentopoli e si domanda: chi potrà emergere vincitore da questa ennesima stagione di veleni e lotte tra poteri forti, veri o presunti, emergenti o declinanti?

Luca Spoldi

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