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Industria del gioco in crescita nel 2018

Industria del gioco in crescita nel 2018
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Mentre slitta al 18 Aprile l’esame da parte dell’ Agicom sulle linee guida del divieto alla pubblicità per l”industria del gioco, come stabilito con il decreto dignità dello scorso anno, è interessante dare una scorsa alla situazione della industria del gambling nel nostro paese, che dovrebbe avere ricadute pesanti da questa stretta su pubblicità e sponsorizzazioni. L’industria del Gioco italiana è formata da oltre 6mila imprese. Queste ultime sono principalmente attività connesse con le lotterie e le scommesse, tra cui gestori di sale da gioco online, sale bingo e casinò (56,1%); gestori di apparecchi che consentono vincite in denaro funzionanti a moneta o a gettone (29,9%) e ricevitorie del Lotto, Superenalotto e Totocalcio (11,1%). Da un punto di vista geografico si evidenzia una distribuzione vicina al 50% delle imprese nel Meridione (il 37,1% nel Sud e il 12,9% nelle Isole). La Campania è la regione con la più alta densità di imprese con circa il 21,3%, seguono Lombardia (11,8%), Lazio (11,6%), Sicilia (11,1%), Puglia (8%), Piemonte (5,3%) e Veneto (5,1%). La distribuzione provinciale conferma ulteriormente la forte concentrazione nel territorio campano: Napoli è la prima provincia in assoluto con il 12,3% delle attività, seguono distaccate Roma (9%), Milano (4,4%), Salerno (4,2%), Palermo (4%), Caserta (3,1%) e Bari (3%). Il tessuto imprenditoriale è formato per poco meno della metà, il 46,1% del totale, da società di capitali. Tra quest’ultime il 45,3% sono società a responsabilità limitata, di cui il 2,6% hanno un unico socio. Oltre nove aziende su dieci sono microimprese (91,3%), ossia con un fatturato che non eccede i 2 milioni di euro annui e con meno di 10 dipendenti. Entrando nel dettaglio la media dipendenti del settore, infatti, è di 4,2 dipendenti. Nove aziende su dieci (circa 88,6%) impiegano meno di cinque dipendenti, il 6,5% ne impiega fino a dieci, mentre solo il restante 0,5% impiega più di cinquanta lavoratori.

Infine sul fronte delle performance economiche secondo una ricerca ICRIBIS, azienda e commerce di ricerca e reportistica sulle aziende, si evidenzia come il 29,1% abbia un fatturato inferiore ad un milione di euro: il 6,8% si attesta nella fascia inferiore ai 50.000 €, il 5,6% tra 50.000 – 99.999 €, il 14% in quella 100.000 – 499.999 € e il 2,7% nella fascia 500.000 – 999.999 €. Poche le realtà che si attestano nella fascia 50.000.000 – 99.999.999 € (0,1%) e in quella superiore a 100 milioni di euro (0,2%). Infine secondo un report di Gaming report, l’industria del gambling ha migliorato il proprio fatturato nel 2018, nonostante appunto il provvedimento legislativo del nuovo governo e tutte le polemiche da esso derivate. Il volume di gioco, infatti, ha raggiunto per la prima volta nella storia la cifra di 107,3 miliardi di euro, circa 5 in più rispetto al 2017. Decisivo senza dubbio il rafforzamento del settore e la stretta sull’illegalità, che ha fatto confluire le puntate degli italiani all’interno del circuito legale. Il maggiore beneficiario di quest’incremento è stato lo Stato, che ha incassato 9,9 miliardi di euro dalla filiera. Numeri questi che dimostrano che il settore è dinamico ed in costante crescita, malgrado il nostro paese non sembri poi cosi amante del gioco come qualcuno forse ha voluto far credere. Gli italiani, infatti, hanno speso in giochi e scommesse in media l’1,86% del proprio reddito, con la percentuale più alta registrata in Campania (3,3%) e la più bassa in Trentino Alto Adige (1,1%). E’ quanto emerge da un’analisi condotta da Agimeg come detto sugli ultimi dati diffusi dal Ministero delle Finanze– relativi alle Dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche (Irpef) e dichiarazioni IVA per l’anno di imposta 2017 – incrociati con la spesa nei giochi per l’anno 2017 dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e con il numero di occupati certificato dall’Istat. Il quadro che emerge sembrerebbe smentire l’allarmismo, alimentato dalla politica con campagne di attacco nei confronti del gioco, per quanto riguarda la diffusione e la pericolosità di giochi e scommesse: nell’anno di riferimento, infatti, ogni italiano lavoratore, che ha un reddito medio di 20.670 euro, ha speso nel gioco circa l’1,8% del proprio reddito complessivo. Dall’analisi emerge che appartengono al Sud le regioni con la percentuale di spesa maggiore per il gioco, mentre la spesa è più bassa la Centro-Nord: la Campania guida questa speciale classifica con il 3,3%, seguita dalla Calabria con il 3,1% e dalla Puglia con il 2,9%. Subito fuori dal podio il Molise con il 2,76% e poi un’altra regione meridionale, la Sicilia con il 2,70%, tallonata dall’Abruzzo con il 2,69%. Le grandi regioni italiane, come Lombardia e Lazio, sono invece sotto la media nazionale, rispettivamente con una percentuale dell’1,5% e dell’1,7%. Numeri contenuti anche per l’Emilia Romagna (con l’1,5%) e ancor di più il Veneto (appena l’1,2% del reddito). Da notare che ben 12 regioni su 20 (il 60%) fanno registrare un’incidenza della spesa nel gioco sul reddito inferiore al 2%.