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“Inflazione e mutui alle stelle, ma salvarsi dalla stangata è possibile: ecco come”

Bollette a 2.180 euro e rincari record per benzina e mutui. Andrea Polo (Facile.it) svela ad Affaritaliani i trucchi per difendersi dai prezzi fuori controllo

“Inflazione e mutui alle stelle, ma salvarsi dalla stangata è possibile: ecco come”

Aumento mutui e prezzi fuori controllo, l’allarme di Polo (Facile.it): “C’è una catena negativa, ecco come difendersi”

Mentre le quotazioni del petrolio superano stabilmente la soglia dei 100 dollari e i mercati dell’energia registrano tensioni continue, l’impatto sui bilanci delle famiglie entra in una fase critica, sospesa tra il rincaro immediato delle utenze e una nuova fiammata dell’inflazione. Sullo sfondo, nodi strategici come il costo dei carburanti e la dipendenza della logistica dal trasporto su gomma restano al centro di un effetto domino che colpisce direttamente la spesa quotidiana e i beni di prima necessità.

I dati sulla spesa media – tra bollette di luce e gas che balzano a quasi 2.180 euro, rincari annuali sui pieni di benzina e diesel e l’ombra di un aumento delle rate dei mutui variabili fino a 667 euro entro il 2026 – sollevano interrogativi cruciali: siamo di fronte a un picco temporaneo o a una crisi strutturale destinata a durare mesi? E quali sono gli strumenti concreti a disposizione di famiglie e imprese per pianificare e razionalizzare i consumi?

A fare chiarezza è Andrea Polo, Chief Communication Officer di Facile.it, che ad Affaritaliani analizza la profondità dei rincari e le possibili strategie di difesa per i consumatori: “I dati parlano chiaro: tra luce, gas e carburanti la stangata sulle famiglie è già realtà, e se la crisi continua non sarà uno scenario roseo”. 

Con il petrolio sopra i 100 dollari, quali effetti concreti rischiano di vedere le famiglie su carburanti, bollette e costo dei trasporti?

“È chiaro ed evidente che ci sia un incremento dei costi. Si tratta di una situazione che stiamo monitorando da tempo e che comporta spese concrete. Per fare un esempio, se confrontiamo le previsioni di spesa della famiglia media prima dello scoppio del conflitto, a fine febbraio, il costo atteso per le bollette di luce e gas era di circa 1.950 euro. Adesso, a poco più di due mesi dall’inizio del conflitto, quella cifra è salita a quasi 2.180 euro.

Un altro elemento assolutamente rilevante è quello dei carburanti (benzina, diesel e così via). Anche in questo caso, confrontando le stime di fine febbraio con quelle attuali, l’aspettativa di spesa per un anno di rifornimenti a benzina è passata da poco meno di 1.100 euro a quasi 1.300 euro (per l’esattezza 1.282 euro). La situazione è ancora peggiore per il diesel: la spesa annua prevista era di circa 940 euro, mentre ora si aggira intorno ai 1.100 euro.

Ci sono poi altri elementi da considerare, poiché questo scenario fa crescere l’inflazione. L’inflazione ha a sua volta effetti sulle decisioni della Banca Centrale Europea riguardo al costo del denaro e, di conseguenza, sul costo dei mutui. Entro fine 2026, si prevede che la rata di un mutuo variabile medio in Italia (calcolato su 126.000 euro da restituire in 25 anni a copertura del 70% dell’immobile) passerà a 667 euro (poco meno di 670), contro i circa 625 euro precedenti. Moltiplicando questo aumento per il numero di rate in vent’anni di finanziamento, si comprende subito che la cifra da mettere sul piatto non è indifferente”.

In uno scenario di energia sempre più cara, cosa possono fare famiglie e imprese per difendersi dall’aumento dei costi?

“Innanzitutto, occorre confrontare le diverse offerte presenti sul mercato. Oggi in Italia ci sono moltissimi fornitori di energia elettrica, per cui è bene valutare e scegliere la soluzione più adatta alle proprie esigenze, non solo in base al prezzo d’acquisto dell’energia, ma anche alla tipologia di tariffa.

Facciamo un caso specifico: una famiglia con bambini piccoli presumibilmente utilizzerà la casa in modo costante durante tutto il giorno per lavatrici, riscaldamento e altre necessità. In questo contesto è opportuno scegliere una tariffa monoraria, che applica lo stesso costo per tutte le 24 ore. Al contrario, una giovane coppia che lavora fuori casa e vive l’appartamento solo in determinati orari dovrebbe optare per una tariffa bioraria. In questo caso, la corrente ha un prezzo più alto nelle ore in cui non si è in casa e un costo più basso nelle ore in cui l’abitazione viene effettivamente vissuta; sarà quindi in queste fasce economiche che si dovranno concentrare gli elettrodomestici ad alto consumo.

Inoltre, bisogna razionalizzare l’uso degli elettrodomestici. Un esempio banale riguarda il condizionatore, dato che andiamo verso il periodo più caldo: utilizzarlo in modalità deumidificazione consuma molto meno rispetto alla modalità freddo. Il beneficio avvertito è uguale, se non migliore, costa meno ed evita di farci ammalare.

Dobbiamo anche abituarci a guardare con attenzione a dettagli a cui prima si dava meno peso, come la benzina. Prima si tendeva a fare rifornimento dove capitava, magari sotto casa; oggi non conviene più perché i prezzi variano. In autostrada i costi sono notevolmente più alti: se possibile, è meglio evitare di fare rifornimento lì o, se costretti, mettere solo il necessario per raggiungere una pompa con prezzi più contenuti. Pianificare, confrontare e razionalizzare sono le tre parole d’ordine per gestire al meglio questo momento”.

Se questa crisi sul petrolio dovesse continuare per mesi, quali scenari economici dobbiamo aspettarci per famiglie, inflazione e costo della vita?

“Ovviamente l’inflazione potrebbe salire ulteriormente, trascinando con sé molti altri elementi di contorno. Quando l’inflazione aumenta, tutta la filiera diventa più costosa. Per fare un esempio, qualche mese dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, il costo delle assicurazioni è aumentato di circa il 18% perché far arrivare i pezzi di ricambio era diventato più caro, così come la manodopera, e il pezzo in sé era più costoso. 

Si genera così una catena negativa che si ripercuote su tutto il comparto. Va detto che quell’incremento è stato particolarmente elevato anche perché venivamo dalla pandemia, un periodo con prezzi molto bassi dovuto alla minore circolazione delle auto e alla conseguente riduzione del tasso di incidenti. Tuttavia, se la crisi dovesse prolungarsi, un fenomeno simile potrebbe ripetersi, magari con un aumento che dal 18% si attesta intorno al 10%.

Lo stesso discorso vale per tutti i beni legati al trasporto, ossia quasi la totalità dei prodotti alimentari. In Italia abbiamo ancora una quantità elevatissima di merci che viaggia su gomma. Se i costi per trasportare, ad esempio, le arance dalla Sicilia al supermercato di Torino aumentano, l’impatto si rifletterà alla lunga sui prezzi. Ci troveremo di fronte a una situazione da monitorare attentamente, e non sarà uno scenario roseo”.

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