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Allarme prezzi a causa della recessione. Il pericolo di una spirale deflattiva, cioè di un andamento a passo di gambero per i prezzi, è sempre alle porte. Lo sanno bene alla Bce e lo testimoniano anche i dati definitivi di dicembre appena pubblicati dall'Istat: il tasso di inflazione medio del 2013 in Italia si è attestato all'1,2%, in calo dal 3% del 2012, registrando il livello medio annuo più basso dal 2009. Ma, al di là dell'euforia della prima ora per il vedere i prezzi tutto sommato stabili e dal trarne conseguenze positive per il portafoglio delle famiglie, non c'è molto da festeggiare: questa situazione rischia di deprimere i consumi (perché si aspetta il nuovo calo dei prezzi), minare la ripresa (a quel punto le economie si contrarrebbero), rendere più pesante il sostenere gli oneri legati ai propri debiti.

L'Istituto spiega che il mese scorso, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività, al lordo dei tabacchi, ha registrato un aumento dello 0,2% rispetto al mese precedente e dello 0,7% nei confronti di dicembre 2012 (lo stesso valore di novembre), confermando quindi la stima provvisoria. A livello europeo, è bene ricordare, il tasso d'inflazione nella zona della moneta unica si è attestato a dicembre allo 0,8%. A determinare la stabilità dell'inflazione italiana sono stati, principalmente, l'accelerazione della crescita tendenziale dei prezzi degli Alimentari non lavorati, l'ulteriore riduzione della flessione di quelli dei Beni energetici, il rallentamento della dinamica su base annua dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti.

Il contributo inflazionistico dei primi due fattori (al netto dei quali l'"inflazione di fondo" scende allo 0,9%, dall'1,2% di novembre) viene quindi compensato dal terzo. Anche al netto dei soli beni energetici, l'inflazione rallenta (+1%, da +1,1% di novembre). Il rialzo mensile dell'indice generale è in gran parte dovuto all'aumento dei prezzi dei Vegetali freschi (+13,2%) - su cui incidono fattori stagionali -, dei Beni energetici non regolamentati (+1,6%) e dei Servizi relativi ai trasporti (+0,9%), anch'essi influenzati da fattori di natura stagionale. Il tasso tendenziale di crescita dei prezzi dei beni sale allo 0,4%, dallo 0,2% di novembre, e quello dei prezzi dei servizi scende all'1% (era +1,2% nel mese precedente). Pertanto, il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si riduce di quattro decimi di punto percentuale rispetto a novembre.

Un segnale di ripresa della dinamica dei prezzi arriva dal cosiddetto "carrello della spesa": i prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,5% su base mensile e crescono dell'1,2% su base annua (in rialzo dal +0,8% di novembre).

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