Intel, aumento di capitale da 20 miliardi di dollari per investire nelle fabbriche di chip in Usa
Intel annuncia un aumento di capitale da 20 miliardi di dollari, attraverso l’emissione di 210,5 milioni di nuove azioni a 95 dollari l’una.
Il denaro servirà a sostenere la costosissima trasformazione di Intel Foundry, la divisione con cui il gruppo vuole tornare protagonista nella produzione dei semiconduttori più avanzati anche per clienti esterni. Alla crescita negli Stati Uniti si affianca l’Europa, dove la società sta investendo circa 5 miliardi di euro in Irlanda, altro tassello di una rete produttiva che richiede enormi quantità di capitale prima di generare ritorni.
L’aumento di capitale è parte importante della strategia dell’ad Lip-Bu Tan, che guida Intel da 17 mesi ed è già riuscito a riportare la società in carreggiata. Nel 2024, Intel aveva perso quasi 19 miliardi di dollari: senza una strategia convincente, appariva sempre più marginale in un’industria dei semiconduttori che puntava tutto sull’intelligenza artificiale. Un mercato dominato da Nvidia nella progettazione dei chip e dalla taiwanese Tsmc nella loro produzione. Tan ha rimesso al centro della strategia la tecnologia e soprattutto la produzione nelle cosiddette Foundry, puntando a fare di Intel l’alternativa americana a Tsmc nella produzione di chip più avanzati. Inoltre, il governo americano ha investito 8,9 miliardi di dollari, arrivando a detenere circa il 10% del capitale, nell’ambito della strategia per riportare negli Stati Uniti la produzione dei chip strategici. Intel ora è uno degli strumenti centrali della politica industriale americana sui semiconduttori.
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Il risultato non si è fatto attendere. Le azioni Intel sono salite di circa il 370% in 12 mesi e, dall’inizio del 2026, guadagnano il 164%.
Tan ha scelto questo momento per chiedere 20 miliardi al mercato. Infatti dopo la rivalutazione del titolo, Intel può finanziare nuovi investimenti emettendo azioni. Naturalmente, ora, la prudenza comincia a prevalere. E dunque la maggior parte degli analisti che seguono il titolo consigliano di mantenere Intel in portafoglio raccomandazione Neutral. Ma il target price medio resta alto: 114 dollari, circa il 16% sopra le attuali quotazioni. Le prospettive di crescita ci sono. Il consensus prevede per il 2026 ricavi per circa 63 miliardi di dollari, in aumento del 19%, e un’ulteriore crescita del 13% nel 2027, quando il fatturato dovrebbe raggiungere 71,3 miliardi.
Ma la svolta è attesa sui profitti. Quest’anno Intel dovrebbe registrare ancora una perdita di circa 11,7 miliardi di dollari. Nel 2027, secondo le stime del mercato, si prevede un utile di 7,8 miliardi. Ora l’ad Tan dovrà dimostrare che la sua strategia è vincente. Il mercato gli ha comunque già riconosciuto di avere rimesso Intel sulla retta via per continuare ad essere il principale produttore di semiconduttori negli Stati Uniti.

