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Economia
Scenari/ 2014, fuochi d’artificio nella polveriera Europa. La Francia deciderà il destino dell’Ue

Affaritaliani.it ha chiesto a Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente di Strategia e Imprenditorialità presso la Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi, quali saranno le “cifre” dell’anno che verrà, in campo economico e sociale. L’economista non si è tirato indietro e ci ha raccontato quello che a suo parere sarà il tema salienti del 2014 alle porte.

Allora professore, come sarà questo 2014 per l’Italia e l’Europa?
Segnatevi una data: 25 Maggio 2014. Quella sera, dopo gli exit poll delle elezioni per il parlamento Ue, l’Europa potrebbe avere uno shock storico. Potrebbero non esserci più i numeri per rendere governabile la “corazzata” dell’Unione, nel sempre difficile rapporto tra Commissione e Parlamento Europeo, proprio quando molti Stati dovranno iniziare a fare i conti con l’ineluttabile mannaia del “fiscal compact”. Poiché i numeri dell’economia europea e mondiale non saranno certo eccitanti tra soli 5 mesi, anzi Federal Reserve e Bank of Japan dovranno necessariamente ridurre la “droga monetaria” alle proprie economie, la polveriera politica di quest’Europa incompiuta rischia davvero di saltare. Non con un singolo, grande botto catartico, quanto piuttosto con una lunga serie di spettacolari avvitamenti pirotecnici, lunghe convulsioni istituzionali che dureranno per molti anni. E, per quanto è possibile prevedere, nel buio politico completo. Il primo caso sarà quello di una contorta “unione bancaria”, che nasce fin d’ora asimmetrica e foriera di grandi squilibri finanziari.

Lo scenario descritto sembra molto sfidante: all’Italia serviranno davvero “palle d’acciaio”…
Purtroppo l’Italia d’acciaio ha solo la capacità di contar frottole, specie quelle sulla reale volontà di risanare un assetto istituzionale distorsivo e profondamente corrotto. Perciò, in questa Europa, non conta più nulla, altro che “credibilità ritrovata”. Sarà la Francia, come sempre, a dare il tono al nuovo corso. Parigi ha voluto quest’Europa franco-tedesca, burocratica, illuministica e post-napoleonica inseguendo il mito di un Codice Civile Europeo armonizzante, di un’unificazione che calava dall’alto di regolamenti e direttive, come Parigi ha sempre fatto con le sue provincie. Quest’Europa che s’atteggiava a “Re Sole” e che oggi rischia la decapitazione da parte dei sanculotti della recessione. Sarà la Francia, ormai incapace di reggere il ritmo del paso doble col gigante tedesco, a scegliere se staccare la spina a quest’Europa robotizzata e programmata meccanicamente dai suoi trattati chiusi, perché il suo bluff di grandeur non regge più in questo mondo globalizzato. E soprattutto perché la sua cultura politica e amministrativa non è pronta a indossare la camicia di forza del fiscal compact con una disoccupazione che rimarrà a livelli record. Il coperchio francese salterà e con esso la pentola d’Europa, perché solo la Francia, in Europa, ha il peso, gli interessi e il coraggio per fare le rivoluzioni. Solo la Francia ha le physique du rôle per inaugurare una nuova stagione europea, o per chiuderla definitivamente.

L’Italia sarà alla guida del secondo semestre europeo, che cosa potrà fare?
Il semestre europeo gestito dal governo italiano rischia d’essere imbarazzante, perché il governo italiano, qualsiasi esso sia, non sceglierà: per paura, per carenza di legittimazione e di leadership, per lacerante conflitto d’interessi di una élite politica chiusa nella propria difesa e disconnessa dalla nazione. Un paio d’anni fa, davanti a un Enrico Letta ancora non distratto da incarichi di governo, illustrai un mio breve saggio sull’incolmabile differenza culturale tra un euro senz’epica, senza film e senza canzoni, e il dollaro dei western e delle comedies, delle canzoni di Springsteen e dei film di Eastwood. E nel 2014 la moneta unica finirà per essere facile capro espiatorio nell’immaginario collettivo della rabbia popolare, pur essendo solo un simulacro del problema di fondo d’Europa, quello di una unificazione forzosa per via legislativa, e non per via identitaria. Dove il carro dell’unione monetaria è stato attaccato a forza davanti ai buoi di un’unione politica prematura eppure già bolsa di prediche inutili. Dove il marketing guascone e le tariffe scontate di Ryanair han fatto di più per unificare la gioventù europea di tutti i programmi di scambio culturale finanziati da Bruxelles, che con una mano spingeva il mercato unico e con l’altra proteggeva inefficienti monopoli nazionali. In definitiva l’Europa nel 2014 perderà ulteriore ruolo e peso geopolitico, inesorabilmente, con una popolazione sempre più vecchia e un welfare sempre più insostenibile. La costruzione illuministica di un’unione burocratica post nazionale si è rivelata fallimentare: o la nostra vecchia Europa, il più grande laboratorio mondiale di superamento del nazionalismo, troverà una nuova ragione d’essere, o scivolerà inesorabilmente verso una periferica area di libero scambio commerciale. Ai cittadini d’Europa, in questo 2014, spetta la decisione sul proprio futuro.

 

Luca Spoldi

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